Moda

Anche i siti web inquinano: le maison di moda lanciano un segnale forte

Sembra quasi impossibile credere a una notizia di questo genere, eppure è vero: anche navigare su internet inquina il nostro Pianeta. Gli scienziati hanno scoperto che caricare più volte una pagina web infatti produce della CO2 rilasciata immediatamente in atmosfera. Ciò ovviamente risulta essere un grande affronto alla situazione ambientale attuale, considerando anche che al momento la nostra vita quotidiana è quasi solamente basata sulla tecnologia. Negli ultimi due anni, anche a causa della pandemia che ha colpito l’intero Pianeta, molte aziende stanno cercando di far più caso al loro impatto sull’ambiente.

In prima linea su questo fronte troviamo senz’altro le case di moda. Queste ultime infatti stanno cercando di rinnovarsi per avere output più vicini alla richiesta ambientale della nostra Terra. La sostenibilità al giorno d’oggi tuttavia riguarda anche il mondo di internet e i siti web e numerosi brand importanti hanno deciso di affrontare con serietà questo problema.

Il web sostenibile

AvantGrade.com ha rivelato negli ultimi giorni la classifica dei maggiori brand del fashion che lavorano per migliorare la sostenibilità legata alla navigazione sulle pagine web. Probabilmente nessuno avrebbe mai pensato che caricare una homepage su internet potesse inquinare. Effettivamente l’inquinamento tecnologico risulta essere ancora sconosciuto ai più, anche se comincia ad essere una realtà da non sottovalutare.

Le maison di moda negli ultimi anni stanno cercando di assumere un ruolo di spicco nel mondo green. Infatti la creazione di un solo abito prevede diverse fasi, che se non gestite nel migliore dei modi possono diventare pericolose per l’ambiente. Ogni brand ha ovviamente una pagina web: anche queste ultime sono state rinnovate per impedire un eccessivo rilascio di CO2. Tra le case del fashion più virtuose in questo ambito vanno certamente nominate: Yves Saint Laurent, Fendi e Louis Vuitton. Fendi al momento è in testa: il brand è riuscito infatti a ridurre la produzione di anidride carbonica del 74%.

 

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