Nel 2050, 5 miliardi di persone saranno colpite da carenza d’acqua fa sapere l’Onu. E in Veneto è allarme acqua contaminata.

L’iniziativa istituita dalle Nazioni Unite per sensibilizzare l’opinione pubblica in merito all’uso responsabile delle risorse idriche e della scarsità dell’acqua è arrivata alla sua 25esima edizione. Un evento importante, relativo ad una delle maggiori criticità del nostro tempo: negli Stati Uniti d’America, per rendere l’idea, il consumo pro capite di acqua è quasi di 425 litri al giorno, mentre è di appena 10 in Madagascar. Da noi, in Italia, invece, si consumano in media 245 litri di acqua. Il problema è che la maggior parte di questa acqua viene sprecata in modi inutili, nonostante accortezze come chiudere il rubinetto mentre ci si lava i denti o preferire la doccia anziché il bagno in vasca.

Nel mondo l’acqua è una rarità per 2,1 miliardi di persone, con inevitabili conseguenze su salute e qualità della vita. Secondo le previsioni degli esperti ONU, da qui al 2050 cinque miliardi di persone avranno carenza di acqua per almeno un mese all’anno. E l’edizione di quest’anno è proprio dedicata alla natura per l’acqua, che tradotto significa: la soluzione a problemi di siccità, alluvioni e inquinamento ambientale è da ricercare nella natura stessa, capace da sola di conservarsi e rigenerarsi.

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E proprio oggi, in occasione della Giornata mondiale dell’acqua, commentando la dichiarazione dello stato di emergenza e la nomina di un Commissario straordinario per la gestione dell’inquinamento da PFAS (sostanze perfluoralchiliche) in Veneto, Giuseppe Ungherese, responsabile campagna inquinamento di Greenpeace Italia, dichiara: “Dopo diversi anni di sottovalutazione del problema, con la dichiarazione dello stato di emergenza chiesto dalla Regione Veneto si prende finalmente atto della gravità della situazione. Questo cambio di rotta è ovviamente finalizzato alla realizzazione di costosi nuovi acquedotti, necessari a garantire acqua potabile sicura ai cittadini. Tuttavia, se il Commissario non interverrà subito sulle fonti inquinanti, spingendo anche la Regione a completarne il censimento, è sin troppo facile prevedere che molti altri soldi pubblici dovranno essere spesi in futuro per fronteggiare l’emergenza mentre la popolazione veneta rimarrà esposta ai PFAS anche nei decenni a venire”.

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