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Liberato il mare dal relitto della Berkan B.

Il cargo, affondato nell'Adriaco nel 2017, sarà smantellato a Piombino

Secondo quanto si apprende dalla pagina ufficiale del Ministero della Transizione Ecologica, il relitto della Berkan B. è stato finalmente rimosso dal mare. Hanno preso parte ai lavori la Capitaneria di Porto, l’Autorità Portuale di Sistema di Ravenna, la società Fagioli e il Reparto ambientale marino capitanato dall’ammiraglio ispettore Aurelio Caligiore; un’attività sinergica che ha permesso di rimuovere definitivamente la motonave affondata nel 2017 nei pressi del porto di Ravenna. Fanno sapere che si è trattato di un’operazione complessa; ma tuttavia ha rappresentato un successo di perizia e tecnologia.

La lunga storia della Berkan B.

La vicenda della Berkan B. risale al 2010, quando la nave rimase in rada a Ravenna per circa un mese abbandonata dall’armatore; le autorità, a quel punto, fecero arrivare il mercantile in porto e lo sequestrarono. Tuttavia, nel 2017, quando era stato messo all’asta per essere smantellato e rivenduto, lo scavo si spezzò in due. Evento che portò all’apertura di un’inchiesta giudiziaria. Finalmente, però, dopo circa quattro anni, il mare torna libero dal relitto; un’operazione che mostra dei passi importanti verso la tutela ambientale e che si può considerare positiva da diversi punti di vista.

Il cargo, affondato nell’Adriatico, sarà adesso smantellato dalla Piombino Industrie Marittime che lo dissezionerà per le fonderie; bene precisare che tutte le fasi di smaltimento saranno eseguite con una serie di procedure antinquinamento di cui l’azienda dispone. Inoltre, già dall’operazione di rimozione, tutte le forze lavoro impegnate nel progetto hanno speso risorse innovative per la riuscita; a tal proposito, per liberare il mare dalla Berkan B. la società Fagioli, leader mondiale nell’ingegneria e grandi movimentazioni, ha sviluppato una soluzione tecnica probabilmente mai adottata in Italia, che si è servita di tre gru. Dunque, la motonave che ha intralciato per anni il porto di Ravenna, adesso potrà trasformarsi in una risorsa, attraverso procedure non inquinanti.

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