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La mappatura degli oceani è possibile grazie ad un drone: l’idea dalla California

Viviamo su questa Terra da oltre 200 mila anni e nonostante ciò moltissime caratteristiche di quest’ultima sono a noi sconosciute. Effettivamente abbiamo attraversato e studiato il nostro Pianeta in lungo ed in largo ma, rispetto agli oceani sappiamo ben poco. Considerando che l’acqua copre circa il 71% della superficie terrestre, possiamo considerarci sufficientemente ignoranti in materia. Oggi però, grazie all’aiuto che può assicurarci la tecnologia, siamo in grado di pensare ad una vera e propria mappatura degli oceani.

Utilizzando una combinazione di luci e di suoni infatti l’Università di Stanford, in California, ha dato vita ad un progetto che si appresta ad ampliare la conoscenza del mondo a noi circostante. Il tutto, presumibilmente, avverrà utilizzando un’infrastruttura piuttosto semplice, almeno rispetto al parametro delle dimensioni. L’incaricato per le rilevazioni utili alla mappatura è infatti un drone. Questo, in dotazione avrà un PASS ( Photoacoustic Airborne Sonar System), ovvero il dispositivo tecnologico in grado di ricostruire nel dettaglio il fondale sottostante.

Dall’alto verso il basso

I primi risultati dei test rispetto a questa nuova tecnologia sono stati pubblicati sulla rivista IEEE Access. Ad oggi l’idea funziona perfettamente, anche se i contesti nei quali sono avvenuti i test sono limitati e soprattutto vedevano coinvolta dell’acqua “stantia” come quella di piscine o acquari. Il dispositivo dovrà dunque essere testato nelle realtà oceaniche, dove l’acqua talvolta non presenta tale caratteristica. Solo dopo una simile verifica si potrà cominciare a pensare ad una vera e propria mappatura delle acque presenti su tutta la superficie terrestre.

Grazie al sistema di imaging saremo certamente in grado di visionare relitti come quello del Titanic, affondato nel lontano 1912. Altrettanto, avremo la possibilità di studiare con precisione le caratteristiche degli ecosistemi marini ad oggi ancora sconosciute. Insomma, un piccolo volo per un drone, ma un grandissimo passo per l’umanità.

 

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