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AUSTRALIA, LA PLASTICA IN ACQUA UCCIDE OLTRE 80 SPECIE MARINE: IL REPORT

La questione relativa all’inquinamento delle acque marine non vi suonerà di certo come una novità. Purtroppo da anni – se non addirittura decenni – ci siamo resi conto di quanto uno dei beni più preziosi del Pianeta sta vivendo una difficoltà immensa. Purtroppo, nonostante le bellissime parole spese durante i summit internazionali, la plastica sta continuando ad inficiare profondamente sulle condizioni del nostro mare.

A pagare il prezzo più caro però, ad oggi, non è l’uomo, ma tutta una serie di animali che innocentemente hanno a che fare con queste sostanze tossiche. Continuando su questi standard – c’è da esserne certi – anche i nostri figli avranno a che fare con danni permanenti alla salute.

Una condanna di matrice umana

Negli scorsi giorni, un report della Commonwealth Scientific and Industrial Research Organisation australiana ha evidenziato come questi materiali mettano a serio rischio almeno 80 specie. La ricerca, pubblicata su Conservation Letters mette in luce le tipologie di imballaggi di plastica che creano più difficoltà agli animali che abitano il mare del continente australiano.

Una menzione speciale è certamente quella per gli imballaggi flessibili e sacchetti, più facilmente protagonisti di un equivoco: la fauna marina tende infatti molto spesso a scambiarli per cibo, ingerendoli e creando danni irreparabili all’organismo. A questa lista vanno aggiunte anche reti da pesca dismesse, guanti in lattice e palloncini: tutti e tre sono letali se inghiottiti.

Tra le specie che vivono in mare e che finiscono per mangiare plastica, lo studio australiano ne evidenzia alcune su tutte: tartarughe, delfini e balene. Queste ultime, viste le dimensioni imponenti, talvolta non compiono scientemente il gesto che risulterà fatale con il tempo. Ridurre però il tutto a questi 3 animali sarebbe assolutamente sbagliato: anche foche, uccelli e molte altre decine di specie rischiano la morte a causa del comportamento umano. Occorre al più presto un’inversione di rotta, per un mare pulito, senza la condanna rappresentata dalla plastica.

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