L’anno che sta per concludersi indubbiamente rimarrà impresso nella memoria di tutti coloro che l’hanno vissuto. Il 2020 infatti, oltre che l’anno delle fiamme in Australia, dei cicloni nella zona dei tropici e delle proteste per le discriminazioni razziali negli USA, è stato l’anno della pandemia.

Questa inevitabilmente sta continuando a scrivere pagine di storia: non fatichiamo ad affermare che si tratterà di alcune tra le più brutte rispetto all’epoca moderna. Abbiamo parlato molto spesso dell’influenza che i lockdown hanno avuto sui dati riferiti ai cambiamenti climatici. Arrivati praticamente alla soglia di dicembre, è arrivato il momento di tirare le somme a livello nazionale

Che sia un inizio

Effettivamente abbiamo ripetuto molto spesso che questo periodo di calma, ha regalato dei dati impressionanti. Il tutto fondamentalmente è accaduto a causa di una vera e propria pausa durata almeno due mesi che ha coinvolto circa la metà della popolazione mondiale. Si tratta però anzitutto di un’imposizione, dunque di un qualcosa di non propriamente “spontaneo”. Se però il fine giustifica i mezzi, allora va bene così. 

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Se però il fine in realtà non viene perseguito seriamente, allora nasce il problema. Perché i dati, dopo i due mesi di lockdown, sono tornati quelli di sempre. Ciò provoca una diminuzione notevole delle emissioni se analizziamo i numeri sul breve periodo, ma un ritocco poco significativo rispetto all’analisi ampliata nel tempo.

Ciò in ogni caso lascerà il segno, come detto, rispetto ai dati annuali. Le proiezioni finali fornite dall’Ispra, si rifanno ai numeri raccolti durante i primi 9 mesi dell’anno. Parliamo di un quantitativo di gas serra immessi in atmosfera ridotto del 9.2% rispetto al 2019. Non poco insomma: dovremo essere capaci di ripartire da qui per una seria svolta verso un Italia verde.