Nella giornata di ieri si è celebrata la giornata mondiale dell’alimentazione. Questa ricorrenza viene celebrata ogni 16 di ottobre, in occasione dell’anniversario della fondazione dell’Organizzazione delle Nazioni Unite per l’alimentazione e l’agricoltura, più famosa come FAO. Questa, fin dagli albori, combatte una battaglia che definire complicata sembra davvero un eufemismo.

La fame nel mondo purtroppo è una realtà che coinvolge un numero spropositato di persone. Il vero problema però, se questo non bastasse, è un altro. Chi ha la possibilità di portare avanti un’alimentazione sana e completa, non gode appieno di questa. Gli sprechi di cibo infatti sono uno scempio verso il quale dovremmo ribellarci.

Un circolo vizioso

Si, perché se fino a cinque anni fa il numero di persone che soffrono la fame è stato in costante diminuzione, oggi è tornato a crescere in maniera corposa. Secondo il Global Nutrition Report 2020 infatti, oggi questa cifra corrisponde a circa 690 milioni di persone. 

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Le proiezioni rispetto a questo indice sono nere, con una previsione di circa 840 milioni di persone affamate che dovrebbe realizzarsi tra dieci anni, cioè nel 2030. Il fatto è che si tratta di un cane che si morde la coda. Se non risolviamo il problema degli sprechi, non potremo mai pensare di ridurre il quantitativo di cittadini affamati.

Solo facendo riferimento alla situazione agricola, la FAO prevede che nei prossimi 30 anni sarà necessario un incremento della produzione per circa il 65%. Solo in questa maniera potremo soddisfare la fame della parte di mondo che oggi ha la possibilità di accedere ad un paio di pasti giornalieri, compreso l’incremento di popolazione che inevitabilmente avverrà.

Viene da se che il dato sugli sprechi torni ad essere ancora più fondamentale. Oggi circa il 30% della produzione alimentare finisce per essere sprecata, e questo oltre a non farci affatto onore, rischia di diventare un problema insormontabile.