Con il passare degli anni e l’aggravarsi della situazione ambientale, siamo arrivati alla consapevolezza che tutti quanti dobbiamo contribuire alla salute del nostro Pianeta. Di moniti spaventosi ne abbiamo di continuo, e non possiamo più permetterci di sottovalutare un problema che si fa sempre più reale.

Certo, una persona qualunque, senza l’aiuto delle autorità può fare ben poco. Un esempio su tutti è quello delle pattumiere di casa: separare gli scarti a seconda del loro materiale è certamente un qualcosa di pregevole e giusto, ma senza la possibilità di gettare questi ultimi all’interno di un raccoglitore adatto, risulterà inutile. Nello stivale purtroppo la situazione non è affatto omogenea

Il sud non aiuta

Sarebbe bello riuscire a pensare ad una situazione identica per tutta l’Italia, ma purtroppo non è così. La raccolta differenziata infatti non è certamente di competenza statale: le autorità locali si impegnano a selezionare la modalità di raccolta dei rifiuti più adatta e consona alla situazione.

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Secondo dei dati riportati da Openpolis e riferiti al 2018, il nostro paese è indietro di almeno 8 anni rispetto ai programmi. Rispetto a questi ultimi infatti, nel 2012 si sarebbe dovuta raggiungere la soglia del 65% dei rifiuti totali differenziati. Secondo la fondazione che ha raccolto i dati invece due anni fa ci attestavamo attorno al 58%. Rispetto ai 30,2 milioni di tonnellate di rifiuti urbani, il 22% sono finiti nelle discariche, mentre il 18% è stato smaltito negli inceneritori.

Prevedibile, anche se non avremmo mai voluto fosse così anche il dato relativo alla distribuzione geografica della capacità di differenziare. Il top di gamma è rappresentato dal Veneto, con il suo 73,8%, mentre la regione che ha i numeri peggiori è la Sicilia con un 29,5% dei rifiuti totali. E pensare che c’è chi sostiene che il gap dell’Italia meridionale sia ormai una leggenda