La tendenza, quando si parla di preservare l’ambiente, è quella di incolpare l’uomo per le sue azioni compiute senza una attenzione che possa esser definita tale nei confronti del Pianeta. Nella maggior parte dei casi, come ovvio che sia, facciamo riferimento a fenomeni come il rilascio di sostanze nocive per l’atmosfera. Altro argomento sul quale spingiamo molto è sicuramente quello della raccolta differenziata: la logica dell’ “usa e getta” non è più sostenibile a causa delle difficoltà di smaltimento.

La realtà dei fatti ci dice però che la Terra sta risentendo della pressione antropica sotto moltissimi aspetti. Come non nominare ad esempio la deforestazione, processo spaventosamente sviluppato in moltissime zone. C’è però un danno arrecato al terreno che non include necessariamente il taglio della pianta, cioè la monocoltura. Vediamo di cosa si tratta e perché sta facendo discutere moltissime persone nella provincia di Viterbo.

Anche i vip si mobilitano

Il contesto è quello della Tuscia, celebre zona del centro Italia per le sue specialità agroalimentari. In questo caso però, come anticipato, la discussione sta proprio nell’assenza di una reale diversità delle piante radicate nella terra fertile. Il processo della monocoltura ha un’origine chiara e specifica, che naturalmente coincide con le necessità della nostra specie.

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La popolazione italiana infatti, seppur a rilento, cresce di numero. Questo comporta più bocche da sfamare ed in generale più fame. Come soddisfarla? Aumentando le produzioni. Dedicare un territorio di continuo ed esclusivamente ad una piantagione rischia di inficiare sul degrado dell’ecosistema terrestre ed acquatico. Per quanto riguarda la zona della Tuscia, le nocciole sembrano avere ormai l’esclusiva. Sulla questione si è esposta anche la celebre regista Alice Rohrwacher:

“Il cuore del paesaggio italiano si sta trasformando in una monocoltura perenne che cancella ogni cosa; in questi luoghi, dove prima c’erano tante coltivazioni, oggi c’è soltanto quella della nocciola”

Alla Mostra del cinema di Venezia, dove presenta il suo ultimo film “Omelia contadina“, la giovane artista aggiunge:

La coltura estensiva del nocciolo richiede grandissimi consumi di acqua e comporta l’uso di concimazioni e interventi antiparassitari che, come dimostra l’esperienza della zona dei Monti Cimini, hanno praticamente ucciso il lago di Vico