I cambiamenti climatici, volenti o nolenti, sono ormai una realtà con la quale dobbiamo fare i conti. L’aver protratto per troppo tempo i soprusi nei confronti del nostro Pianeta ha comportato una serie di conseguenze ormai inevitabili. Vi riferiamo continuamente notizie riguardanti l’aumento delle temperature: questo processo purtroppo scaturisce una serie di effetti tutt’altro che positivi.

Primo fra tutti sicuramente dobbiamo nominare lo scioglimento dei ghiacci. Con il termometro che sale, a farne le spese è proprio la riserva di acqua allo stato solido conservata nelle zone polari. Ne avevamo sentite di tutti i colori, ma oggi siamo di fronte ad una novità. Sembra infatti ufficiale che il Mar Glaciale Artico sia entrato in una vera e propria “era climatica” nuova.

Facciamoci l’abitudine

Le previsioni dei meteorologi infatti sono smentite di continuo: non esiste più alcun equilibrio che possa esser studiato in maniera precisa. I picchi raggiunti nell’ultimo decennio, sia a livello di temperature elevate che di quantità di ghiaccio sciolto, sono senza alcun precedente.

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Uno studio effettuato dal National Center for Atmospheric Research e pubblicato su Nature Climate Change sostiene che è molto difficile caratterizzare il clima in un momento di rapido cambiamento climatico. Questo soprattutto in regioni come l’Artico, dove i dati raccolti sono scarsi e limitati all’era dei satelliti moderni (cioè dopo il 1979).

“Le informazioni dai satelliti sono relativamente recenti. utilizziamo modelli climatici che sono stati convalidati, con simulazioni climatiche dal 1950 al 2100, il che mi consente di effettuare confronti”

La nuova era climatica vede gli estremi come la nuova routine. Si prevede infatti che entro il 2100 il Mar Glaciale Artico sarà libero dal ghiaccio per almeno 100 giorni ogni anno. I nuovi parametri su cui effettuare le misurazioni sono: estensione minima del ghiaccio marino, temperatura dell’aria superficiale ed infine le fasi di precipitazione di pioggia, e non più di neve.