Siamo abituati a vivere i disastri climatici come un qualcosa di esclusivamente legato alla modernità. Certamente questi, con il passare del tempo e degli abusi effettuati dalla nostra specie, sono aumentati. L’agire sconsiderato dell’uomo infatti ha ripercussioni molto forti sugli equilibri naturali del nostro Pianeta.

Specialmente dal periodo della rivoluzione industriale, il fatto di non aver tenuto conto dei danni ambientali provocati, ha lasciato degli strascichi spaventosi. Questi erano totalmente prevedibili, ma come sempre tendiamo a dimenticare quelle che dovrebbero essere le priorità per lo svolgimento di una vita sana. Tra queste certamente possiamo annoverare l’ambiente e, come abbiamo avuto modo di verificare nel recente passato, la sanità pubblica.

C’era una volta il Sahara (verde)

Come detto dunque, leghiamo i danni ambientali alla modernità con un filo rosso. La realtà dei fatti però ci dimostra tutt’altro. Da una ricerca apparsa su Nature Communications ad esempio, possiamo notare come il problema della siccità non sia per nulla recente.

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Nella zona del sud-est asiatico, tra i 5000 e i 4000 anni fa, si verificò uno dei periodi più “asciutti” della storia del nostro Pianeta. Questo fu scaturito senza ombra di dubbio dalla trasformazione dell’area africana del Sahara. Oggi questo è conosciuto come il più grande e famoso deserto del mondo, ma non è sempre stato così. Circa 6000 anni fa infatti quel terreno era coltivabile e rigoglioso.

“Da decenni gli esperti studiano i cambiamenti che questo periodo di grande siccità portò nella società dell’epoca, ma nessuno si era mai fermato ad analizzarne la causa”

Proprio per questo motivo infatti, in riferimento ai millenni di cui stiamo parlando, nella zona del sud-est asiatico mancano ritrovamenti archeologici rilevanti. L’uomo, in balia della natura, ha dovuto cambiare le proprie abitudini di vita, adattandosi e migrando. Per una volta dunque non siamo la causa di un evento drammatico come la siccità.