Definire il comportamento umano come disinteressato alle logiche di conservazione del Pianeta purtroppo non è un qualcosa che facciamo perché ci piace amiamo essere nichilisti. Basta infatti essere un minimo informati per renderci conto che, ogni giorno, arrivano notizie che portano acqua a questo triste mulino.

Tendiamo inoltre a generalizzare il tutto rispetto all’intera popolazione mondiale, probabilmente compiendo un grandissimo errore. Questo innanzitutto perché in questa maniera non rendiamo giustizia a chi dedica la propria vita alla salvaguardia ambientale (nonostante ovviamente si tratti di un numero moderato di persone). In secondo luogo perché, facendo di tutta l’erba un fascio, rischiamo di non individuare i micro-comportamenti che, protratti, portano conseguenze nefaste. In Italia, ad esempio, non siamo affatto esenti da colpe….

Anche noi siamo colpevoli

Il settore agroalimentare, inevitabilmente, dipende dalle condizioni climatiche. Queste però sono frutto di una serie di equilibri nati molto prima della comparsa della nostra specie e che, purtroppo, vengono intaccati con il nostro disinteresse e con della superficialità ingiustificabile.

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L’utilizzo di pesticidi, per fare un esempio, è regolamentato con moltissime restrizioni. Secondo un’indagine compiuta da Greenpeace, l’Italia sarebbe il paese europeo che esporta il maggior numero di pesticidi considerati vietati.

“I giganti della chimica inondano di pesticidi altri Paesi, molti dei quali più poveri. Queste sostanze sono così pericolose che abbiamo preso la giusta decisione di vietarne l’uso nel nostro Paese e in tutta Europa. Cosa ci dà il diritto di pensare che sia legittimo continuare a produrli e spedirli in tutto il mondo?”

Anzitutto si intacca la biodiversità. Come se non bastasse poi, questo tipo di soluzioni chimiche proibite rischiamo di ritrovarle all’interno del nostro stomaco. La riflessione che fa Federica Ferrario, responsabile campagna agricoltura di Greenpeace Italia effettivamente non può essere minimamente contestata:

“Il fatto che importiamo alimenti da molti di quei Paesi in cui abbiamo scelto di vendere questi pesticidi tossici rende questa pratica ancora più assurda perché ci potrebbero ritornare nel piatto”