C’è poco da fare: il gioco del calcio, almeno nel continente europeo, è una di quelle cose che definiremmo senza alcun dubbio irrinunciabili. Si pensi al periodo di lockdown appena trascorso: quante volte avete sentito in tv idee e teorie per portare a termine i campionati e le coppe internazionali?

Alla fine è andata proprio così: rispettando i dettami anti contagio, i calciatori hanno potuto concludere ciò che avevano iniziato prima della pandemia. Trattandosi di uno degli sport più seguiti su scala mondiale, è fondamentale che questo dia il buon esempio. Ciò può avvenire in moltissime occasioni e rispetto a differenti tematiche. Si pensi all’attivismo nei confronti della questione razziale, ma anche del rispetto dell’ambiente: solo qualche settimana fa vi avevamo parlato dell’iniziativa del Burnley, club militante nella Premier League inglese.

Due piccioni con una fava

I club di tutto il mondo, da diversi anni, hanno capito che per competere ad altissimi livelli c’è bisogno di uno stadio di proprietà. Solo in questa maniera gli introiti netti potranno alzarsi, generando una possibilità di spesa maggiore. Quale migliore occasione per unire gli interessi economici a quelli ambientali?

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I proprietari del Forest Green Rovers, club militante nella quarta divisione del campionato inglese, hanno voluto lanciare un segnale. Dopo un iter lunghissimo e tortuoso, pochi giorni fa è stato approvato il progetto dell’ Eco Park, il nuovo impianto per le partite casalinghe della squadra del Gloucestershire. Questo sarà costruito quasi completamente in legno, e potrà ospitare circa 5000 tifosi.

Il disegno è dello studio Zaha Hadid, mentre l’investimento previsto (che si aggira attorno ai 100 milioni di sterline) sarà interamente del presidente della società sportiva. Proprio quest’ultimo, Dale Vince, è presidente di Ecotricity, società di produzione di energie rinnovabili.