Vi parliamo continuamente dei soprusi che l’uomo continua a compiere nei confronti del Pianeta di cui è esclusivamente ospite e non proprietario. L’interesse economico ha da sempre smosso le volontà delle persone. La classe politica, almeno secondo la teorie, occorre al contrario per difendere l’interesse comune.

Vecchio e scontato come discorso, ma purtroppo sempre attuale. Tra le attività che affossano la salute della nostra Terra, annoveriamo sicuramente la deforestazione. Il potere che le piante hanno di “pulirel’aria che respiriamo infatti è puntualmente messo in secondo piano rispetto alle necessità di terreni edificabili su cui lucrare. Ma una ricerca apparsa recentemente vuole giustamente ridimensionare tutto questo discorso

Trovato l’inganno

Come combattere la deforestazione? La soluzione sembra facile e pragmatica, cioè piantando nuovi alberi che possano rimediare alle mancanze notate in precedenza. Così però sarebbe troppo semplice: bisogna tener conto infatti di una moltitudine di variabili per rendere il processo di afforestazione realmente efficace.

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Una ricerca condotta da esperti dell’Università della California ha descritto ciò che è avvenuto in Cile per circa un quarantennio. Veniva finanziato dallo stato il 75% delle spese necessarie per nuove piante. Questo ha spinto una moltitudine di coltivatori ad abbattere le foreste esistenti per ricevere gli incentivi previsti. Già questo basterebbe per rendere discutibile la faccenda, ma non è tutto. Nella maggior parte dei casi infatti, queste nuove foreste erano molto simili a monoculture: la biodiversità riscontrata in precedenza non può certamente sopravvivere alla stessa maniera.

Ecco perché dunque pensare che riempire la Terra di nuovi alberi senza un progetto preciso non è affatto una soluzione congeniale. Tutto va fatto con la piena consapevolezza e rispettando gli equilibri esistenti in natura.