In questo momento storico, in tutti i continenti, è avvenuta una presa di coscienza molto importante. Essere stati colti di sorpresa da una pandemia non ha fatto altro che aumentare le nostre insicurezze, palesando senza mezzi termini gli errori che abbiamo compiuto in passato.

Come amiamo ripetere però, nei momenti tragici il nostro cervello si attiva alla ricerca di soluzioni ideali. Una di queste, nei confronti del nostro Pianeta, è certamente quella dell’utilizzo sempre maggiore delle fonti di energia rinnovabile. Il Sole non si spegnerà prima di alcuni millenni, e la nostra specie potrà continuare a generare energia elettrica sfruttando la luce emanata dalla nostra stella.

Situazione paradossale

Ovviamente, nemmeno a dirlo, i pannelli solari sono solamente una delle moltissime tecniche per produrre energia pulita. Ciò che vogliamo raccontarvi oggi è un gesto abbastanza discutibile che è stato appena autorizzato dall’amministrazione degli Stati Uniti.

--pubblicità--

Il contesto è quello dell’Arctic National Wildlife Refuge, l’area protetta più vasta dell’Alaska e degli USA. Entro dieci anni, in questo luogo, inizieranno delle trivellazioni volte alla ricerca di una fonte di petrolio a stelle e strisce. Parlare di un piano decennale per ricavare combustibili fossili, oggi, ci sembra quantomeno anacronistico.

Con i suoi 80.000 km2 di natura artica incontaminata, questo luogo rimane uno dei pochissimi paradisi ancora intatti dell’intero Pianeta. Esclusivamente per scopi commerciali, il presidente Trump è riuscito a far approvare al Congresso un’idea che è un caposaldo del suo schieramento politico fin dai tempi di Ronald Reagan. Piccolo dettaglio: sono passati più di 30 anni, le tecnologie hanno visto uno sviluppo considerevole e la stessa Terra ci ha dimostrato che non è più il caso di inficiare sulla sua salute.

Possibile che tutto ciò debba essere spiegato ad uno dei personaggi più importanti del panorama internazionale? Siamo senza parole.