In qualche maniera, ciò che accade sul nostro Pianeta sembra essere legato da una coerenza abbastanza evidente. Madre Natura non è affatto sprovveduta, ed ha pensato a soluzioni fondamentalmente autonome per contrastare fenomeni come la pressione antropica.

Non era scritto assolutamente da nessuna parte che l’uomo avrebbe dovuto compiere degli abusi nei confronti della propria Terra. Nonostante ciò, in natura avvengono degli eventi che sembrano proprio aver preventivato una situazione del genere. Non può però andare sempre tutto liscio: alcune volte una combinazione di situazioni può scaturire un effetto indesiderato

Una catastrofe silenziosa

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Avreste mai pensato ad esempio che le radici delle piante potessero favorire i cambiamenti climatici? Crederci è stato abbastanza faticoso anche per noi, ma effettivamente di fronte alla prova scientifica non si può far altro che prendere atto ed imparare. Questa ci è stata fornita da uno studio apparso su Nature Geoscience condotto da alcuni ricercatori delle università svedesi di Stoccolma e Umeå.

Il tema della ricerca è il priming effectovvero il “risveglio” del terreno conseguente allo scioglimento dello strato di Permafrost. Con questo termine si intende il terreno ghiacciato che copre circa il 25% delle terre emerse nell’emisfero boreale. Per una serie di fattori, questo si sta riducendo, lasciando spazio alla vegetazione. Ciò implica però che un quantitativo importante di CO2 precedentemente intrappolato sotto lo strato di ghiaccio, oggi viene liberato nell’atmosfera.

Microorganismi, batteri e tantissime altre forme di vita tenderanno a produrre anidride carbonica: le radici delle piante, come fonte di nutrimento, aggraveranno ancora di più la situazione. Secondo i dati raccolti, solo a causa di questo processo, si stima il rilascio di 40 miliardi di tonnellate nei prossimi 80 anni.