Mai come nel periodo estivo tendiamo ad assumere un quantitativo di liquidi così importante. La sensazione di sete è qualcosa di abbastanza soggettivo, ma il fatto che le temperature siano evidentemente più alte favorisce il processo di sudorazione pressoché in tutti noi. Per quanto riguarda il dissetarsi poi ognuno ha una sua peculiarità: c’è chi preferisce l’acqua liscia e chi quella gasata. Non esiste una spiegazione scientifica per questa preferenza, ma vi basterà chiedere ad un paio di persone per capire che difficilmente avranno gli stessi gusti in merito alla questione.

Sicuramente con il passare degli anni, stiamo tentando di eliminare su scala mondiale l’utilizzo di bottiglie di plastica. Questo inevitabilmente scaturisce una netta diminuzione rispetto all’acquisto di “acqua confezionata”. In qualche modo però dobbiamo dissetarci

Occhio a ciò che bevi

Ecco perché, sfruttando la possibilità che ci offre la nostra Terra, tendiamo a bere sempre più l’acqua dei nostri rubinetti. Specialmente in alcune zone dello stivale, la qualità di questa è famosa per essere molto alta. Esistono in ogni caso molti sistemi per rendere questa frizzante: filtri montati direttamente sul lavabo, bombole di gas e chi più ne ha più ne metta. Questo per quanto riguarda l’Italia. In tutto il mondo però si sta verificando questa transizione.

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Alcune analisi chimiche messe in luce da una ricerca della Vanderbilt University di Nashville, USA, hanno evidenziato una presenza massiccia di residui di perclorato all’interno di campioni raccolti in tutto il paese. Questo è un inquinante ambientale, che in moltissimi casi inibisce l’assunzione di alcune sostanze importanti per gli ormoni tiroidei.

“L’organismo riesce a trasportare molto meno ioduro, che si acquisisce con alimenti e nutrienti. Ora che siamo in grado di comprendere quali siano le funzioni del perclorato, possiamo capire anche quanto sia grave la contaminazione dell’acqua: gli ormoni tiroidei sono infatti cruciali per lo sviluppo umano, fornendo i segnali necessari per promuovere una crescita sana sin dalla gravidanza”.

Nella ricerca pubblicata su Nature Structural & Molecular Biology si aggiunge:

“Secondo i nostri dati anche quelle che sarebbero considerate basse concentrazioni di perclorato possono influire negativamente sull’organismo. Si mettono a rischio i soggetti più vulnerabili, come donne in gravidanza o in allattamento, feti e neonati”.