In questo momento dell’anno stiamo vivendo uno dei periodi più caldi. Le temperature infatti stanno raggiungendo dei picchi incredibili, e soprattutto circolando per le metropoli dove l’asfalto regna sovrano, la vivibilità è messa a dura prova. Il mare sembra essere la soluzione ideale, ma gli obblighi di distanziamento sociale ci impongono di non affollare troppo le spiagge.

Durante l’estate però tendiamo a dimenticare alcune tematiche che invece dovrebbero essere sempre sulle prime pagine dei quotidiani. Certamente le notizie vanno in qualche maniera filtrate a seconda del periodo dell’anno, ma per alcuni argomenti, soprattutto quando è necessario un richiamo alla serietà, non esiste una stagione adatta. Uno di questi è certamente la condizione di alcuni animali sul nostro Pianeta.

Prova di resistenza

Per fare un esempio in linea col discorso precedente, oggi vogliamo parlare di una specie che, per sua natura, ci fa pensare all’inverno. Si tratta dell’orso polare, abituato a vivere nelle zone più fredde e ghiacciate del mondo. Entro il 2100, secondo uno studio, questo animale si estinguerà.

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Il problema è abbastanza semplice, oltre che terrificante: i cambiamenti climatici stanno inficiando sulla possibilità che questo animale ha di procacciare del cibo per la sua sopravvivenza. Parliamo di un animale che per sua natura è abituato a periodi di lungo digiuno. Proprio per questo motivo infatti, lo studio sostiene che il lasso di tempo per l’estinzione arriverà ad 80 anni da oggi.

“Ci sono poche possibilità che gli orsi polari possano persistere in qualsiasi parte del mondo, tranne forse nell’altissimo Artico in una piccola micro-popolazione”

Parola di Peter Molnar, tra gli autori dello studio apparso qualche giorno fa su Nature Climate Change.