L’uomo, per sua natura, tende ad essere egoista. Se questa definizione non vi sembra corretta, allora ne useremo un altra che andrà ancora meglio: antropocentrico. La tendenza a mettere in cima alla piramide delle priorità i nostri interessi è qualcosa che difficilmente riusciremo a cambiare.

Questo possiamo notarlo ogni giorno e in ogni parte del pianeta, soprattutto quando c’è di mezzo del denaro. Gli interessi economici infatti hanno esasperato questo processo che in qualche maniera era nato innocentemente. Pensiamo agli incendi: il più delle volte le fiamme vengono provocate per dolo umano. Al di la delle persone che soffrono di piromania, per questi gesti esiste un solo motivo: la necessità di creare nuovi terreni edificabili buoni per aumentare gli introiti personali di qualche imprenditore.

Una brutta verità

Negli scorsi mesi ci siamo trovati a raccontarvi la tragedia che è avvenuta nel continente australiano. Per più di mezzo anno infatti degli incendi di dimensioni impressionanti hanno tormentato la parte sud-orientale del continente oceanico. A causa di queste fiamme hanno perso la vita un numero spropositato di animali e sono bruciati quasi 17 milioni di ettari di boschi.

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Questi eventi hanno provocato senza alcun dubbio una terribile regressione per quanto riguarda i numeri di flora e fauna. Tra gli animali più coinvolti, troviamo il tipico e dolcissimo koala. Questo piccolo mammifero marsupiale trova infatti nel territorio australiano il suo habitat preferito.

Delle stime immediatamente successive allo spegnimento definitivo degli incendi segnalavano un numero di questi animali pari a circa 36 mila unità. Dati pubblicati negli ultimi giorni dalle autorità invece smentiscono tutto ciò, abbassando la cifra ad un massimo di 20 mila esemplari.

Già prima degli incendi, i ranger ci informavano che i koala assistiti erano disidratati e malnutriti a causa della siccità, delle ondate di calore e della carenza di acqua

Secondo le stime di alcuni esperti, nel Nuovo Galles del Sud, questo animale rischia di scomparire entro 30 anni. Nel 2050 dunque rischiamo di perdere uno dei patrimoni simbolo dell’Australia.