Molto spesso ci addentriamo in discorsi che riguardano la tutela degli animali, da sempre vittime di soprusi. L’uomo infatti, per un motivo o per l’altro, fin dalla sua comparsa ha creduto di poter fare il proprio comodo con tutto ciò che lo circonda.

La pressione antropica è un concetto molto ampio, che però fondamentalmente provoca conseguenze sulla totalità degli elementi presenti sul nostro Pianeta. Non occorre arrivare agli ultimi secoli per renderci conto di quanto piante ed animali siano intaccati dalle azioni umane. In questo senso possiamo annoverare, tra le pratiche che storicamente hanno inficiato su queste realtà, moltissime di quelle imposte dalle varie religioni.

Svolta epocale?

Soprattutto in passato, quando l’uomo tendeva a sentirsi ancora più onnipotente di oggi, queste erano all’ordine del giorno. In epoca moderna, la consapevolezza creata dai movimenti ambientalista e animalista sembra aver smorzato questo tipo di eventi.

--pubblicità--

Qualche giorno fa vi abbiamo parlato dell’inquietante Grindadrap che si svolge ogni anno alle isole Faroe. Oggi invece vogliamo parlarvi del Eidh-al-Adha, festa musulmana “del sacrificio”. Questa prevede l’uccisione in pubblico di moltissimi capi di bestiame, di capretti e pecore. Questi “festeggiamenti” avvengono prettamente in India, ma quest’anno sembra esserci una novità importante.

Le città di Ahmedabad e Surat, da sempre epicentro dei sacrifici, hanno ufficialmente vietato le uccisioni pubbliche di bestiame per la ricorrenza che nel 2020 cade domani, primo agosto. Il motivo è davvero nobile:

“perché urterebbe i sentimenti dei credenti di altre fedi”

Ci auguriamo che possa essere il primo di una serie di gesti importantissimi, volti a preservare il regno animale da pratiche ormai vetuste e anacronistiche.