Il fatto che si possa morire a causa dell’ambiente non è affatto qualcosa di nuovo. Quando facciamo un’affermazione di questo genere, non ci riferiamo esclusivamente a tutte quelle morte causate, per un motivo o per l’altro, dal contesto fisico nelle quali avvengono. Una buona dose di queste infatti sono causate da qualcosa di ancora più scandaloso, ovvero gli interessi che si nascondono dietro gli abusi ambientali.

Sembra assurdo parlarne, ma effettivamente questa non è altro che la realtà dei fatti. L’uomo, di fronte alla possibilità di guadagnare denaro, tende a perdere il senno. Ed ecco dunque che non si esclude nemmeno la possibilità di togliere la vita a chi prende a cuore le battaglie ambientaliste.

Martiri moderni

Il problema è sempre lo stesso: tendiamo fondamentalmente a disinteressarci dei problemi finché dei dati non ci mostrano in maniera palese la realtà dei fatti. L’ong Global Witness ha voluto stilare un report proprio relativamente alle uccisioni di attivisti avvenute negli scorsi anni. I numeri, riferiti in questo caso specifico al 2019, sono sorprendentemente alti.

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Solo nello scorso anno infatti hanno perso la vita ben 212 ambientalisti a causa di uccisioni in concomitanza delle dimostrazioni a difesa di cause nobili. Facendo una media ponderata, i dati mostrano come siano avvenuti circa 4 omicidi di queste persone ogni settimana.

I due terzi di queste sono avvenute in America Latina: la classifica è condotta infatti dalla Colombia. Al secondo posto troviamo sorprendentemente le Filippine, seguite poi da Brasile e Messico. Un pensiero sincero va a questi martiri moderni e alle loro famiglie che li piangeranno per sempre.