Nella nostra penisola siamo appassionati di qualunque cosa riguardi il cibo e le bevande. Questa è una caratteristica che mediamente rispecchia un cittadino italiano, visto l’altissimo tasso di prelibatezze che le nostre terre ci assicurano.

A livello mondiale effettivamente siamo visti come dei buongustai, e questo non può che farci onore. L’agricoltura è uno dei nostri più grandi vanti, possibile esclusivamente grazie al clima estremamente mite che Madre Natura ci ha assicurato. Come detto, anche per quanto riguarda il “beverage“, il nostro Paese non è secondo praticamente a nessuno. I vini bianchi e rossi italiani sono tra i più desiderati e richiesti in tutti i continenti, e l’attività di export assicura degli introiti importanti all’economia nostrana.

Sottovalutato ma di classe

Non a caso abbiamo parlato in precedenza di vino bianco e vino rosso. Effettivamente, per quanto riguarda il “rosé”, partiamo abbastanza prevenuti. Questo fenomeno però avviene esclusivamente nello stivale, poiché parliamo di una delle tipologie più amate in ogni parte del nostro Pianeta.

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Oggi, 22 giugno, si celebra la “giornata internazionale del vino rosato“. Vogliamo raccontarvi qualche curiosità su questa particolarissima tipologia che noi italiani ci permettiamo di considerare come “minore“, ma che, ad esempio, oltralpe è amatissima.

Per cominciare, il rosé non è necessariamente rosa. La colorazione infatti può variare in maniera considerevole a seconda della macerazione, della tipologia di uva utilizzata e soprattutto del luogo e del tempo di invecchiamento.

Una curiosità assurda è quella che riguarda la Francia: parliamo del primo produttore mondiale di vino rosé, ma anche del maggior importatore. La popolazione transalpina è talmente appassionata di questa tipologia di vino, che il quantitativo prodotto “in casa” non basta. A livello di consumo, parliamo di circa il 40% su scala globale. Davvero impressionante.