Quando affermiamo che l’Italia è il paese della burocrazia per antonomasia purtroppo non lo facciamo per esaltare le nostre caratteristiche. In senso stretto, questo modo di dire dipinge le pratiche che passano per gli uffici pubblici come lente e di difficile conclusione. Il più delle volte, nonostante l’era informatica che stiamo vivendo, queste vengono ancora svolte su carta.

A livello temporale, quello del riciclo dei materiali provenienti dalla cellulosa, è stato uno dei primi cavalli di battaglia delle associazioni ambientaliste. Ogni foglio che utilizziamo è frutto di un processo di conversione di una sostanza, la cellulosa appunto, proveniente dal legno degli alberi.

Per fare il foglio ci vuole l’albero

Come già introdotto però, la carta è stata tra i primi materiali per i quali è stata trovato un sistema di riciclo efficiente. Difficilmente al giorno d’oggi utilizziamo fogli creati ex novo, proprio perché l’abuso avvenuto in passato è stato sufficientemente fatale a milioni di piante.

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Definito il concetto di “carta bianca“, incappiamo spesso però in un errore comune: quello di confondere la “carta riciclata” e la “carta ecologica“. La prima categoria deriva da un processo di recupero della carta da macero, che negli anni ha visto un miglioramento sotto il punto di vista dell’efficienza e dell’inquinamento atmosferico.

I termini “riciclata” ed “ecologica“, spesso, sono intesi come sinonimi. In questo caso però, sarebbe totalmente errato confonderli. La seconda categoria corrisponde a tutt’altre caratteristiche. Proviene infatti da materiale riciclato con il 100% di fibre di recupero e non soggetta a operazioni di deinking o sbiancamento. Con “ecologica” dunque si fa riferimento all’assenza di questo genere di operazioni di impatto ambientale.