La deforestazione è un processo che è stato e sarà per sempre imputabile esclusivamente all’uomo. Tagliare alberi per perseguire i propri interessi economici è una pratica tanto antica quanto ignobile, ed esistono alcune aree del nostro Pianeta in cui questo sembra non essere un problema.

La realtà è che il problema esiste eccome, e a pagarne le conseguenze non sono solo i cittadini delle zone limitrofe, ma tutti coloro che vivono sulla Terra. Gli alberi costituiscono una parte fondamentale della nostra esistenza. Sono infatti il polmone del pianeta, senza il quale non potremmo vivere. Una delle zone da sempre più interessate dalla deforestazione è sicuramente l’Amazzonia. La foresta pluviale è condivisa da moltissimi stati del sud America con il Brasile che ne “detiene” circa il 60%.

Come se non bastasse

La deforestazione non è purtroppo l’unico dramma per questa regione. Il 16 marzo scorso, sei tonnellate di pesci morti sono apparsi galleggianti nelle acque amazzoniche del fiume Teles Pires, che attraversa lo stato brasiliano del Mato Grosso. Per chi ha assistito a questo terribile spettacolo la causa era ignota, ma è bastata qualche ricerca per capire a cosa fosse dovuta questa tragedia.

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Secondo il biologo premio nobel per la pace 2007 Philip Fearnside, collaboratore del celebre Al Gore per la causa ambientalista, il motivo è stato il bassissimo dosaggio di ossigeno contenuto nelle acque del fiume Teles Pires. Secondo le autorità invece il problema è stato il rilascio di sostanze tossiche avvenuto dalla centrale idroelettrica dell’azienda Sinop Energía.

Questa lavora per conto della Electricité de France (EDF), azienda pubblica transalpina. Si tratta di un dramma che va avanti ormai da anni: gli interessi economici, come sempre, hanno la precedenza su quelli ambientali.