In Italia è servita una pandemia per mostrare un’evidenza ormai chiara in tutto il mondo. Siamo uno dei paesi con il più basso tasso di modernizzazione per quanto riguarda i “lavori da scrivania”. Questo significa che un impiegato italiano è costretto a salire sistematicamente sulla propria auto, raggiungendo la sede prefissata, per portare a casa uno stipendio con cui vivere.

La realtà è che la gran parte delle azioni che compongono questa routine sono del tutto inutili, o per meglio dire evitabili. Il più delle volte, soprattutto per quanto riguarda i compiti amministrativi, basterebbe un PC portatile e delle credenziali di accesso per alcuni programmi specifici.

Molti pregi, nessun difetto

La comunicazione, al giorno d’oggi è all’avanguardia. Non si venga a contestare dunque lo smart working sotto il profilo della maggior comodità comunicazionale, anzi. L’elenco delle grandissime potenzialità che ha questa pratica potrebbe essere infinito, ma ci limiteremo a citare solo le più importanti.

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Il tempo: nella città di Roma, si stima che un impiegato nella pubblica amministrazione trascorra circa un’ora e trenta minuti nel traffico. Questo oltre che essere uno spreco è anche grandissima causa di stress. Di conseguenza, grazie allo smart working, si andrebbe a risparmiare tutto il denaro che altrimenti viene utilizzato in benzina.

Punto più importante: si andrebbe incontro alle necessità del nostro Pianeta. Una ricerca compiuta dall’Enea, dal titolo “Il tempo dello Smart Working. La Pa tra conciliazione, valorizzazione del lavoro e dell’ambiente” ha restituito risultati impressionanti. I più significativi sono proprio quelli ambientali: nei due mesi di lockdown, si stima che sia stata evitata l’immissione nell’atmosfera di 8.000 tonnellate di CO2, 1,75 tonnellate di PM10 e 17,9 tonnellate di ossidi di azoto.