In uno dei paradisi del nostro Pianeta, si è scelto di optare per l’utilizzo di energia geotermica per il sostentamento della maggior parte della popolazione. Parliamo naturalmente dell’Islanda. Non si tratta di qualcosa di così innovativo: è bastato guardarsi attorno, osservando il paesaggio ed un po’ di pragmatismo.

La vera questione da porsi è come sia possibile che nonostante esistano una miriade di possibilità per produrre energia in maniera pulita, riusciamo a “scegliere di inquinare”. Forse è proprio una questione culturale: tenere a ciò che madre natura ci ha fornito significa anche sfruttare le risorse messe a disposizione. Creare energia inquinando è proprio una scelta sbagliata in principio.

Calore vulacanico

Certamente la produzione di energia pulita, nel caso islandese è aiutata dalle peculiarità del territorio. Questo infatti è molto giovane geologicamente e completamente di origine vulcanica. L’isola fa parte infatti della dorsale oceanica, ed è presente una faglia in continua espansione dalla quale viene sprigionato calore.

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Ma questo non è l’unica fonte: esistono infatti più di 30 sistemi vulcanici differenti e più di 600 sorgenti di acqua calda, nelle quali è possibile osservare il caratteristico geyser. Il sistema di produzione di energia sfrutta proprio il vapore naturale: questo, incanalato, muove delle turbine che girando creano elettricità. In questa maniera so fornisce circa il 30% del fabbisogno necessario.

Un altro esempio di sfruttamento naturale è quello dell’utilizzo diretto del calore. L’acqua calda viene incanalata nei centri abitati limitrofi e messa in circolo negli impianti di riscaldamento. In questa maniera è possibile soddisfare circa il 90% del fabbisogno dell’intero paese. Davvero sensazionale: una realtà che, anche se piccola, sa come dare una lezione di ambientalismo a tutto il mondo.