Come abbiamo detto moltissime volte, è servita una pandemia globale per farci rendere conto di quanto basti poco per migliorare la situazione relativa ai cambiamenti climatici. C’è da ammettere che un paio di mesi di lockdown, che hanno visto coinvolta più della metà della popolazione umana sulla Terra, hanno scaturito effetti positivi sul breve periodo.

Per far si che questi possano traslarsi prima sul medio e poi sul lungo periodo, occorrerà una netta sterzata dell’agenda politica mondiale. La riduzione momentanea è stata dovuta prettamente al numero di mezzi di trasporto privati utilizzati durante il periodo del lockdown, che chiaramente è sceso a picco. Le emissioni che stanno cambiando il nostro clima però non provengono unicamente da quella fonte. Ecco perché è importante proseguire sulla scia di ciò che è avvenuto nel recente passato.

Momento storico

Il CREA (Centre for Research on Energy and Clean Air) ha pubblicato i risultati di uno studio compiuto sulla qualità dell’aria in India. I valori misurati hanno lasciato gli scienziati a bocca aperta. Per quanto riguarda l’NO2 (diossido di azoto), il livello misurato è davvero molto basso. Talmente tanto che, andando ad analizzare gli annali, si è scoperto che non risultava in quantitativo così lieve da almeno trentasette anni.

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Il Janta Curfew (la denominazione indiana per il lockdown) dunque è servito a pulire l’aria anche in una zona del mondo dove il caos ed il traffico sono all’ordine del giorno. Si parla infatti di una riduzione dell’utilizzo di carbone e petrolio che è stata capace di scaturire dei numeri benauguranti. Confrontando i dati con gli stessi mesi del 2019, nel bimestre marzo/aprile 2020 le emissioni sono calate rispettivamente del 15% e del 30%.