Come ripetiamo spesso, il periodo del lockdown è servito alla quasi totalità della popolazione mondiale per riflettere e focalizzare quelle che dovranno essere le reali priorità post-Coronavirus. Ciò che appare chiaro, è che senza il massimo rispetto per il Pianeta che ci ospita, non andremo molto lontano. Rischieremo costantemente il tracollo per moltissime ragioni differenti.

Una di queste è certamente la difesa della varietà di specie di flora e fauna presenti sulla Terra. I cambiamenti climatici non inficiano esclusivamente sull’uomo e sulla sua vita, ma – diremmo soprattutto – su tutto il resto delle creazioni di Madre Natura. Si tratta di una realtà alla quale è impossibile sfuggire: occorrono cambiamenti di rotta repentini.

Oltre le parole, i fatti

Oggi, 22 maggio, si festeggia la giornata mondiale della biodiversità. Questa, come anticipato, con il passare degli anni, sta venendo sempre più meno. Per quanto riguarda la situazione italiana, Legambiente ha da poco rilasciato il proprio dossier a riguardo.

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Il dossier Legambiente denuncia gli effetti delle attività antropiche sugli ecosistemi globali: sempre più a rischio specie animali e vegetali, oltre che risorse e servizi essenziali per la sopravvivenza dell’umanità. Mediterraneo osservato speciale. Hotspot di biodiversità e tra i mari più in pericolo al mondo. Delfini, squali, capodogli e tartaruga Caretta caretta tra le specie in pericolo.

Per riportare qualche numero impressionante, vi segnaliamo che almeno il 53% di squali, razze, palombi e spinaroli che abitano il mare nostrano sono a rischio estinzione. Il report si incentra soprattutto sulla biodiversità marina: questo non significa che “a terra” la situazione sia migliore. Tralasciando la fauna, per quanto riguarda le piante, su un parco di 386 specie, circa il 60% di queste è considerabile “minacciato“. Insomma, oltre alle “giornate mondiali”, sarebbe anche l’ora di attivarsi praticamente per risolvere un problema che altrimenti ci soffocherà.