Il problema relativo ai cambiamenti climatici è finito inevitabilmente in secondo piano durante il periodo della pandemia di Coronavirus. La salute del genere umano infatti è stata messa in discussione da qualcosa di più immediato, che ha impaurito seriamente la maggior parte dei cittadini della Terra.

La realtà è che il pericolo che corriamo abusando del nostro Pianeta è in qualche maniera ancora peggiore di quello che ha causato il Covid-19 in questo periodo. Il fatto che i numeri e l’interesse di istituzioni e mass media aumentassero però, ha fatto in modo che la pandemia avesse la precedenza. Senza entrare nel merito di questa scelta, siamo sicuri che questo periodo abbia insegnato a tutti, politici in primis, che la priorità deve essere quella di preservare il patrimonio terrestre. Il tempo per lucrare economicamente è terminato, e la sterzata deve essere netta.

Soluzione adatta?

Per far si che queste parole non siano vane, occorre un impegno su scala quantomeno europea, affinché si rispettino alcune regole precise. Soprattutto in riferimento alla combustione di carbone, occorre una sospensione immediata delle attività, evitando che le conseguenze possano ulteriormente aggravare la situazione.

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L’ideale sarebbe un passaggio netto alle energie rinnovabili, ma questo non è possibile senza un piano che illustri in maniera specifica le tecniche di attuazione. Soprattutto è necessaria un’imposizione da parte degli stati nazionali. Le grandi imprese devono compiere un passo rivolto verso l’ambiente, contrariamente a quanto fatto fino ad oggi.

Per questo motivo, otto paesi appartenenti all’Unione Europea hanno proposto un periodo di transizione energetica. Bulgaria, Repubblica ceca, Grecia, Ungheria, Lituania, Polonia, Romania e Slovacchia hanno qualcosa in mente, e sicuramente ci sono interessi economici in ballo. Hanno infatti inviato pochi giorni fa un documento al Consiglio e alla Commissione Europea in cui sostengono che il gas naturale possa essere una soluzione transitoria efficace.

Chiedono dunque un piano di investimenti europei preciso, che indubbiamente porterebbe introiti migliori agli stati firmatari. Ma siamo sicuri che si tratti della soluzione corretta? La domanda in se è lecita, siamo in attesa di sapere cosa risponderanno dall’alto.