Nella maggior parte dei casi, l’uomo tende ad essere perfezionista. La cura dei dettagli, molto spesso, frutta risultati vincenti e grandissime soddisfazioni in merito agli impegni che si assumono. Per quanto riguarda l’economia ad esempio, le logiche comunitarie e non solo, impongono una crescita costante. Come è logico che sia, aumentando il PIL nazionale, l’economia stessa cresce e con lei il benessere dei cittadini.

Questa analisi però non mette in conto una variabile che l’uomo fa da sempre fatica a calcolare. La produttività esasperata spesso coincide infatti con una superficialità per quanto riguarda la cura degli ecosistemi. Di questo ne abbiamo avuto fin troppe prove: l’antropocentrismo d’altronde non è un concetto per nulla astruso in questa epoca.

Un cambiamento drastico

I dati relativi al ventesimo secolo per quanto riguarda la preservazione della biodiversità effettivamente non sono benauguranti. Solo da pochi lustri l’ambiente ha cominciato ad essere realmente incluso negli impegni presi dalla politica nei confronti dei cittadini.

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Un team formato da ventidue scienziati provenienti da alcuni degli atenei più famosi ed importanti del mondo, ha elaborato una sua teoria. Questa è stata pubblicata su Conservation Letterse pone il suo focus proprio sulla questione ambientale. Si ritiene necessario infatti un cambio drastico di paradigma, non più volto alla produttività ma al rispetto del nostro pianeta.

“Una natura ben preservata ci proteggerebbe da malattie come questa. Dietro la pandemia c’è la deforestazione, l’espansione dell’agricoltura o il commercio di specie, che mettono più persone in contatto con gli animali che trasportano i virus

Le misure proposte dai ventidue scienziati sono riassunte in sette punti: limitare lo sfruttamento delle risorse naturali e vietarne l’estrazione in aree ad alto valore ecologico; limitare la costruzione di grandi infrastrutture che rompono l’integrità degli spazi verdi; promuovere l’agricoltura locale e limitare l’espansione delle città, favorendo nel contempo la pianificazione urbana con una maggiore concentrazione demografica; compensare la distruzione di posti di lavoro creandone di nuovi e riducendo l’orario lavorativo; ostacolare la promozione di tali prodotti dallo sfruttamento eccessivo dell’agricoltura e della natura.