La realtà che abbiamo vissuto fino a pochi giorni fa è ci ha messi letteralmente alla prova. Il mondo, fino ai primi giorni di marzo sembrava molto più forte di quanto poi si sia dimostrato. O meglio, la popolazione mai avrebbe pensato di trascorrere oltre sessanta giorni all’interno della propria abitazione a causa di una pandemia.

Fortunatamente, almeno per quanto riguarda l’Italia, la “fase due” consente un ritorno a qualcosa di simile alla normalità. Gli assembramenti non sono ancora consentiti, ma non esistono più limitazioni relative a gradi di parentela o legami di amore. Dopo due mesi di videochiamate, siamo tornati a poter bere una birra con una persona amica.

E a loro chi ci pensa?

Se da persone adulte abbiamo avuto l’occasione di utilizzare la quarantena come periodo di riflessione, esiste una categoria che sembra aver pagato maggiormente il distanziamento sociale. Parliamo dei bambini, anime pure abituate a sporcare magliette e a rincorrere i propri amici al parco. In aggiunta a questa limitazione, i DPCM hanno sospeso in maniera definitiva la frequenza scolastica con il metodo classico.

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La scuola continua ad andare avanti, ma dietro allo schermo di un pc. Facendo un rapido conto, in tutto il mondo ben 1,3 miliardi di bambini sono in questa situazione. Diremmo fortunatamente, non esistono esempi simili a ciò che si sta verificando in questo periodo. L’unico precedente paragonabile è riportato da uno studio pubblicato sul Journal of labor economics dell’Università di Chicago nel 2019.

In questo caso la ricerca si incentrava sugli scioperi nelle scuole argentine che nel ventennio 1980/2000 hanno causato più di 90 giorni di interruzioni totali. Secondo i risultati evidenziati, i bambini che saltarono più giorni furono anche quelli con il tasso di disoccupazione più alto del paese negli anni successivi, con una tendenza a guadagnare fino al 3% in meno dei propri coetanei non coinvolti nei disagi. Oltre ai rischi psicologici, esiste anche una forte incertezza per quanto riguarda le conseguenze a lungo termine.