Il problema dei cambiamenti climatici ha un numero spropositato di riscontri, purtroppo. Proprio in questi giorni sta cominciando la “stagione irrigua“, ma i corsi d’acqua di tutto il paese risentono in maniera corposa della mancanza di questa.

Non parliamo ancora di siccità, ma siamo sulla buona strada. I livelli di acqua misurati nei fiumi più importanti del nostro Paese, hanno raggiunto in pochissimi giorni una soglia ai limiti dell’accettabile. L’agricoltura nostrana inevitabilmente pesca liquido per l’irrigazione proprio da questi corsi d’acqua, i quali però rischiano di trovarsi in una situazione più che preoccupante. L’allarme è scattato prettamente nel Nord Italia, ma coinvolge l’intero Stivale.

L’estate è ancora lontana

“I flussi in alveo sono in diminuzione fin dal transito in Piemonte, dove solo la Dora Baltea è superiore allo scorso anno, mentre il Tanaro è dimezzato e la Stura di Lanzo è addirittura al 25%  rispetto al 2019 mentre le piogge di marzo sono diminuite del 34,6% rispetto a 12 mesi fa”

Come dicevamo infatti, la causa scatenante di questo processo è senza dubbio la poca quantità di precipitazioni atmosferiche rispetto alla media del periodo. Le temperature medie continuano ad alzarsi, e questo non fa che favorire episodi sempre più violenti ma meno spalmati nel tempo.

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“L’andamento disomogeneo delle piogge sul Paese non fa che confermare la necessità di nuovi invasi per raccogliere le acque di pioggia da utilizzare nei momenti di bisogno; attualmente ne riusciamo a trattenere solo l’11%”

Con queste parole, Francesco Vincenzi, presidente dell’ANBI (Associazione Nazionale Consorzi di gestione e tutela del territorio e acque irrigue) ha commentato le difficoltà in corso. Il discorso non è solo climatico (come se non bastasse): ne va della qualità e soprattutto della quantità del “made in Italy“, che ci contraddistingue da sempre. Non certo una buona notizia in un momento in cui ci prepariamo a dover sostenere l’economia nostrana a causa delle difficoltà economiche causate dal Coronavirus.