In questo periodo molto spesso vi riportiamo notizie riguardanti il miglioramento della situazione ambientale. Effettivamente è così: il lockdown imposto dalle autorità mondiali sta dando i suoi frutti. Il fatto che circa 4 miliardi di persone siano chiuse all’interno della propria abitazione, sta migliorando i dati relativi alla presenza delle polveri sottili, soprattutto nelle grandi metropoli.

Se consideriamo che appunto, a più della metà dei cittadini della Terra è imposto o consigliato di non uscire di casa, la deduzione sarà scontata. Le automobili sono una delle maggiori cause di inquinamento, e fortunatamente in questo momento la gran parte sono ferme. Tramite queste notizie però si rischia di perdere di vista il problema che ci affligge da diversi anni.

Impegni a lungo termine

Questi miglioramenti infatti sono relativi solo ad una delle cause dell’inquinamento terrestre. Molte industrie sono comunque al lavoro, e il rilascio di CO2 nell’atmosfera continua imperterrito. Sul lungo periodo infatti non potranno bastare questi mesi diblocco” per cambiare le cose.

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Questi sono alcuni moniti che ha voluto lanciare l’Organizzazione Meteorologica Mondiale (WMO) mercoledì scorso. In concomitanza con la Giornata della Terra, che segna mezzo secolo quest’anno, questo organo collegato alle Nazioni Unite ha pubblicato un rapporto sui dati climatici per il periodo tra il 2015 e il 2019.

All’interno di questo si sottolinea che “tutti gli indicatori” stanno mostrando

“UN’accelerazione del cambiamento climatico negli ultimi cinque anni. Gli eventi meteorologici  estremi sono aumentati e non scompariranno a causa del coronavirus”

Queste le dichiarazioni di Petteri Taalas, segretario generale del WMO. Insomma, sarà importante un impegno costante per combattere realmente il cambiamento climatico.