Quando ancora per definire un’architetturasostenibile” bastava semplicemente applicare sui tetti delle costruzioni pannelli fotovoltaici e collettori solari, Renzo Piano era già molto più avanti. Voleva far interagire infatti nella stessa idea di progetto, tecnologie solari, sistemi passivi, forme e funzioni.

La sua visione, in anticipo rispetto alle tappe lente della sostenibilità, era quella di considerare l’oggetto “edificio” non come una sommatoria delle parti, ma come il frutto della stretta relazione delle sue componenti. La California Academy of Sciences di San Francisco è uno dei frutti più maturi e maggiormente riusciti di questa ricerca progettuale integrata che oggi, con un termine di moda, è chiamata “olistica“.

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Sotto un unico tetto fisico, Piano ha convogliato istanze ecologiche, ricerche botaniche, memorie storiche esigenze funzionali, tecnologie innovative e tradizionali. Nel contempo ha creato un’architettura di forte impatto visivo paesaggistico. Pensare che questo progetto sia datato 2008 rende il tutto ancora più sensazionale.

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La genialità di questo progetto sta indubbiamente nel suo tetto. Piano infatti lo ha pensato come un frammento di parco sollevato a dieci metri di altezza. I vari ambienti interni movimentano l’area verde con cupole di diversa grandezza. Queste compongono collinette e vallate. Questo prato ondulato è formato da un milione e settecentomila piante autoctone, coltivate in contenitori di cocco biodegradabile.

Sono state infatti selezionate dopo due anni di ricerche botaniche per sopravvivere al microclima che si viene a creare. Quella del tetto pensato in questa maniera è stata seriamente una trovata geniale. Questo rende possibile infatti l’assenza di impianti di aria condizionata. Il prato, con la sua umidità, tende infatti a raffreddare di almeno 5 gradi l’interno della struttura della California Academy of Sciences.