Chi è incappato in una confezione di sale rosa dell’Himalaya probabilmente ha pensato che si trattasse di qualcosa di molto particolare. Effettivamente è così: siamo abituati ad avere a che fare con una colorazione bianca per quanto riguarda questo elemento. Il fatto di notare un pigmento differente aumenta la curiosità e sicuramente invoglia a provarlo come avviene per tutte le novità.

Il suo utilizzo è molto vario. Può essere incluso all’interno della nostra dieta poiché chiaramente commestibile, ma non solo. Può essere utilizzato anche in un percorso di cura del proprio corpo, viste le sue presunte doti esfolianti. I suoi cristalli non raffinati possono essere utili per uno scrub sulla pelle, soprattutto su quella del viso.

Al via le polemiche

Grazie ad un’inchiesta effettuata dalla giornalista Chiara de Luca per il programma di Rai Tre Report, sono venute a galla alcune verità poco rassicuranti sul sale rosa dell’Himalaya.

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Sembra infatti che la maggior parte dei benefici che vengono attribuiti a questa tipologia sale siano solo frutto di strategie di marketing. Per quanto riguarda la colorazione originale, sembra che sia dovuta a qualcosa di molto meno originale di quanto si racconti. Sono stati rilevati infatti tassi molto alti di ossido di ferro al suo interno, che comunemente chiamiamo ruggine.

Inoltre questo è spesso definito iposodico. La dicitura, per essere corretta, dovrebbe rispecchiare un valore di sodio molto basso. Dalle analisi effettuate, questo invece contiene in media il 97% di cloruro di sodio. Dulcis in fundo, la maggior parte del sale rosa dell’Himalaya in realta proviene dal Pakistan.