Dopo un periodo durante il quale siamo stati osservati dal mondo intero chiuderci all’interno delle nostre abitazioni a causa della pandemia, ora tutto il pianeta ci prende come modello. Evitando fraintendimenti, siamo dispiaciuti che tutto ciò abbia assunto tali dimensioni. Da italiani però è stata una piccola rivincita vedersi elevati ad esempio da seguire.

Le sicurezze in questo periodo sono abbastanza poche, anche visto lo scarso quantitativo di informazioni riguardanti questa nuova tipologia di virus. In giro per il mondo, alcune categorie di lavoratori sono costretti agli straordinari per tentare di abbattere questo nuovo “nemico comune”.  Tra questi, naturalmente in primis, i medici. Ma anche gli scienziati, chiusi dentro le proprie abitazioni, stanno cercando di raccogliere dati utili in qualche maniera.

Una correlazione particolare

Uno studio affrontato dall’Università del Maryland ha messo in luce una particolarità geografica rispetto all’espansione di questa pandemia. Sembra infatti che esista una correlazione molto alta tra temperature medie e luoghi in cui le persone tendono ad ammalarsi maggiormente di COVID-19. 

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Il corridoio tra i 30 e i 50 gradi di latitudine è quello in cui, senza il minimo dubbio, si sono riscontrati più casi di contagio. Questa non può essere una casualità: osservando la cartina è facilmente riscontrabile che in questa fascia troviamo Cina, Corea del Sud, la maggior parte del territorio europeo. A livello climatico, la fascia verde corrisponde a temperature medie comprese tra i 5 e gli 11 gradi. I valori dell’umidità invece sono tra il 47 e il 79 per cento.

Questi risultati però rischiano di essere fuorvianti: se vi trovata in una fascia diversa da quella verde, non significa che sarete immuni dal contagio. Una volta di più ripetiamolo: #IORESTOACASA.