Nel “Bel Paese” siamo abituati ad avere a che fare con la cultura. L’Italia infatti è stata da sempre la culla di tutto ciò che possiamo annoverare in campo culturale. Fondamentalmente non esiste un’arte in cui tra i maggiori esponenti non troveremo nemmeno un italiano.

Questo forse per predisposizione, ma molto più probabilmente per uno spiccato senso critico che ci contraddistingue. All’estero ci definiscono “approssimativi”, ma in cuor loro sanno che un cittadino italiano, nel momento in cui è dedito alla propria causa, avrà difficilmente eguali.

Il progetto “Capitale Italiana della Cultura” nasce nel 2015 per volere del Ministero dei beni e delle attività culturali del turismo. Nel 2020 sarà il turno di Parma.

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Qualche informazione utile

Come detto il progetto nasce qualche anno fa sotto l’egida del Ministero della Repubblica competente. Il senso di una tale iniziativa è valorizzare a livello turistico anche e soprattutto la provincia. Le grandi città d’arte non hanno bisogno di sponsor, sarebbero energie e soprattutto denaro sprecati. Chi viaggia in Italia sa già che Roma, Firenze e Venezia ad esempio dovranno essere tappe obbligatorie.

Per quanto riguarda la provincia il discorso è leggermente diverso. Nonostante ciò, spesso, grazie ad un passato brillante, questa è un crogiolo di bellezza che merita una valorizzazione. A Parma durante quest’anno si svolgeranno moltissimi eventi in questa direzione.

“Costruiremo spazi e tempi di incontro e di dialogo, riconoscendo la ricchezza multiculturale della nostra storia trasformando con essa il nostro sguardo sull’oggi. Avremo il compito di suscitare cultura nei quartieri, di creare pensiero e benessere insieme a tutte le istituzioni e le associazioni della città, arrivando, con ogni sforzo, a coinvolgere ogni singolo cittadino.”

Queste le parole del sindaco Federico Pizzarotti.

Dopo Ravenna, Cagliari, Perugia, Lecce, Siena, Mantova, Pistoia e Palermo, quest’anno l’evento approderà sulla via Emilia. Con le speranze migliori che si possano avere.