Il significato di “zone morte” all’interno di un oceano probabilmente non è tra quelli più facili che si possano spiegare. Una persona ignorante potrebbe pensare che nelle acque profonde non esista alcun problema e che sia il regno dei pesci più cattivi e affamati che si possano incontrare sulla faccia della terra.

La realtà purtroppo è diversa e tutti gli oceani del mondo versano in condizioni sempre più negative. Fondamentalmente anche l’acqua è un composto chimico, nonostante la sua fruibilità e l’abitudine che abbiamo nell’averci a che fare. Nel momento in cui uno degli elementi che la compongono scarseggia, le condizioni vitali di ciò che vive sul fondo dell’oceano peggiorano drasticamente.

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In continua espansione

Come detto, un’alterazione nei quantitativi degli elementi chimici che compongono l’acqua può scaturire una modifica importante delle condizioni di vita. In questo caso, stanno aumentando sempre di più le zone in cui il livello di ossigeno rasenta lo zero. Questo inevitabilmente altera la possibilità che, nelle zone interessate, possano svilupparsi flora e fauna marine.

La ricerca, pubblicata sulla rivista “Science” pochi giorni fa, non lascia spazio alle interpretazioni. Negli ultimi sette decenni, il quantitativo delle zone definibili morte è aumentato di quattro volte. Inoltre, i dati riferiscono che nei pressi di estuari o in mari con circolazione limitata, questo parametro si è addirittura decuplicato.

Come potete osservare dalla mappa che vi abbiamo fornito poco sopra, le zone costiere sono quelle più colpite da questo fenomeno. Le previsioni dicono che l’ossigeno diminuirà da un minimo dell’1% ad un massimo del 7% nei prossimi 80 anni. Una situazione che mette davvero tristezza.