Secondo il rapporto Istat dello scorso luglio, intitolato “Cent’anni e non sentirli”, l’Italia è il Paese più longevo in Europa grazie alla presenza sul territorio nazionale di 2 milioni di persone con più di 85 anni.

E detiene anche il record del numero di ultracentenari: al 1° gennaio 2019 i centenari residenti in Italia sono 14.456, l’84% dei quali sono donne. In dieci anni, tra il 2009 e il 2019, i centenari sono passati da 11mila a oltre 14mila, quelli di 105 anni e oltre sono più che raddoppiati, da 472 a 1.112, con un incremento del 136%. I supercentenari vivi al 1° gennaio 2019 sono 21, raddoppiati rispetto al 2009 quando se ne contavano 10.

 

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Nei dieci anni presi in esame sono 5.882 gli individui che hanno raggiunto il traguardo dei 105 anni di età:

si tratta di 709 maschi e 5.173 femmine. Di questi, 1.112 sono ancora vivi al 1° gennaio 2019. L’incremento della popolazione semi-supercentenaria è costante e superiore al 100%: l’andamento può essere in parte spiegato dal fatto che chi raggiunge la soglia dei 105 anni gode di un’elevata longevità probabilmente legata ad un fattore genetico. Inoltre, le masse di popolazione dei semi-supercentenari non comprendono ancora i nati nel periodo della prima guerra mondiale e quindi non risentono degli effetti dovuti alla loro scarsa numerosità alla nascita.

 

A oggi la persona vivente più longeva d’Italia è una donna di 113 anni residente in Emilia-Romagna. La maggior parte dei centenari risiede nel Nord Italia: tra quelli di oltre 105 anni, 338 risiedono nel Nord-ovest, 225 nel Nord-est, 207 al Centro, 230 al Sud e 112 nelle Isole. Quasi il 90% delle persone che hanno superato i 105 anni, osserva l’Istat, è composto da donne. La maggiore longevità del genere femminile si riscontra anche tra chi ha raggiunto e superato i 110 anni di età: il 100% di coloro che hanno superato quest’età è infatti composto da donne.

 

Nel rapporto dell’istituto di statistica c’è anche l’analisi dell’Unione europea delle cooperative: “Se da una parte la maggiore longevità della popolazione è sicuramente una buona notizia – afferma Uecoop – dall’altra impone un continuo miglioramento dei servizi di welfare e di sostegno che vedono già impegnati in prima linea 350mila operatori di cooperative sociali e di assistenza che seguono 7 milioni di famiglie affiancando i servizi pubblici”.

“L’allungamento della vita – evidenzia Uecoop – sta cambiando le metodologie di cura in relazione ai nuovi bisogni della popolazione. Lo scenario è una società dove gli anziani saranno una componente sempre più importante che avrà bisogno di assistenza e servizi sia nelle città che nei piccoli centri urbani a fronte di gruppo familiari con minor capacità di seguire i parenti più avanti negli anni”.

 

In base agli ultimi dati disponibili, un anziano su tre ha gravi difficoltà a prepararsi da mangiare, fare la spesa, prendere le medicine, pulire la casa, mentre più dell’11% ha problemi a prendersi cura di se stesso: dal fare il bagno o la doccia a sdraiarsi o sedersi sul letto fino a indossare abiti o svestirsi: “una situazione – conclude Uecoop – che impone di organizzare un sistema di welfare in grado di soddisfare la domanda di assistenza e servizi delle famiglie italiane potenziando la collaborazione fra il settore pubblico e quello privato“.