Le autorità descrivono l’incendio, contro il quale stanno combattendo almeno 150 vigili del fuoco, come molto veloce, anche a causa delle raffiche di vento a circa 55 chilometri all’ora. Tre giorni fa il governatore Gavin Newsom ha dichiarato lo stato di emergenza in California per la gravissima situazione causata dagli incendi: i roghi hanno già causato quasi 200.000 evacuazioni e distrutto decine di case.

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La violenza delle fiamme ha spinto le autorità ad evacuare, seppure a scopo precauzionale, anche l’edificio che ospita la Ronald Reagan Library, la biblioteca dedicata alla memoria del Presidente dove sono conservati tutti i documenti dei suoi due mandati alla Casa Bianca, e l’intera area che la circonda.

Sono interessate dalle misure diramate nelle ultime ore la maggior parte delle aree delle contee di Los Angeles e Ventura. Intanto, un nuovo focolaio scoppiato prima nell’alba di oggi nella Simi Valley, a nord ovest di Los Angeles, ha distrutto in meno di due ore almeno 100 ettari.

 

Definita la situazione attuale, vale la pena di annotare che,in questo periodo dell’anno, gli incendi in California sono un fenomeno piuttosto ricorrentema, negli ultimi anni, la loro frequenza ed intensità è aumentata in parte a causa dei cambiamenti del clima e delle attività umane.

Il New York Times ha messo insieme le quattro principali cause che portano a incendi di così grandi dimensioni, talvolta molto difficili da contenere e dagli esiti drammatici.

Clima

In linea di principio, un incendio ha bisogno di pochi e semplici ingredienti per svilupparsi: cose secche a sufficienza ed una scintilla, che porterà allo sviluppo delle fiamme. In California la maggior parte dell’umidità al suolo si accumula nel tardo autunno e durante l’inverno, ed evapora progressivamente nella stagione calda. La vegetazione diventa secca durante l’estate – di solito poco piovosa – con alte temperature e molte ore di esposizione alla luce solare. Ed è proprio la vegetazione secca a favorire i grandi incendi. Il clima della California è quindi da sempre soggetto a questi fenomeni,ma i dati raccolti negli ultimi decenni ci dicono che la situazione sta peggiorando e che il principale indiziato è il cambiamento climatico, indotto dalle attività umane. La temperatura media in molte aree della costa occidentale degli Stati Uniti è aumentata e, di conseguenza, si sono allungati i periodi di forte siccità.

Nove dei dieci incendi più grandi dal 1932, anno in cui si è iniziato a tenere registri affidabili, si sono sviluppati negli ultimi 18 anni.

Persone

La causa di un incendio come quelli della California può essere la banale caduta di un fulmine, ma in molti casi la responsabilità è umana. Oltre ai casi dolosi, come l’attività dei piromani, ci possono essere numerosi incidenti che danno inizio alle fiamme. Durante i periodi di siccità il rischio incendi è molto alto e le attività umane contribuiscono a farlo aumentare sensibilmente. Negli ultimi decenni la concentrazione di nuove abitazioni nei pressi di boschi e foreste è aumentata, con inevitabili conseguenzenell’aumento dei rischi. Nel vicino Nevada, per esempio, è molto più raro che siano costruite abitazioni nei pressi delle aree più soggette agli incendi.

Gestione degli incendi

Per molti anni il modo in cui sono stati gestiti gli incendi ha contribuito a peggiorare le cose. Si pensava che la strategia migliore fosse spegnerli il prima possibile evitando che diventassero troppo grandi.In realtà, gli incendi sono un processo naturale, che contribuisce a rigenerare le foreste. Le fiamme distruggono parte della vegetazione, eliminano i residui (foglie e rami secchi) caduti al suolo e rendono fertile il terreno per il resto della vegetazione. Se si interviene per spegnerli repentinamente, si interrompe questo processo lasciando a terra un grande accumulo di materiale secco che in futuro potrà produrre incendi ancora più grandi e di lunga durata.