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Inquinamento marittimo, il cherosene dell’aereo decollato da Malpensa finisce in mare

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Inquinamento marittimo, il cherosene dell’aereo decollato da Malpensa finisce in mare

E’ successo lo scorso 15 aprile 2019, quando l’airbus a330 appena decollato da Malpensa ha dovuto fare ritorno sulla terraferma a causa di un guasto tecnico. Al rientro all’aeroporto la capitaneria il veivolo aveva già diffuso il suo carburante in mare secondo le procedure.

Aereo svuota 80 tonnellate di carburante nel mar ligure

L’aereo decollato alle 15.40 dello scorso lunedì era diretto a Tokyo, meta a cui non è mai arrivato. Infatti, sorvolando il Trentino, i tecnici a bordo hanno riscontrato dei mal funzionamenti che lo hanno costretto a tornare indietro. Come previsto dall’atterraggio di emergenza, l’airbus ha svuotato in mare, a circa 70 km di distanza dalla costa ligure, il suo cherosene. Ad aggravare tale procedura, inoltre, è stato il luogo in cui è avvenuto lo svuotamento: il conosciuto santuario dei cetacei, l’area marina protetta di Pelagos. Non è certo, ma si stima che nell’arco di quaranta minuti, in mare siano finite circa ottanta tonnellate di cherosene.

Un’ennesima ferita nel nostro territorio” come dichiarato dal consigliere regionale Gianni Pastorino, che si è preoccupato di richiedere un relazione dettagliata di quanto accaduto all’assessore all’ambiente. Quel luogo già in precedenza era stato vittima di un’altro drammatico evento: l’incidente della petrolifera Haven.

INoltre, si è stimato che l’effetto delle correnti potrebbe aggravare la situazione e provocare ingenti danni alla flora e alla fauna marina. Le conseguenze sull’economia e sul turismo sarebbero disastrose. A redarguire l’accaduto, anche il Wwf attraverso la pagina Facebook: “Vorremmo stupirci di questa notizia, ma non possiamo. Perché ogni anno 60.000 tonnellate di idrocarburi finiscono “incidentalmente” nel Mar Mediterraneo, il nostro mare, ma anche uno dei mari più inquinati al mondo”.

Tutta via l’Arpal ha rassicurato la popolazione attraverso le informazioni estrapolate dall’analisi dei dati. Infatti secondo quanto scritto sul rapporto, si crede che gran parte del materiale si sia volatilizzato, e solo uno 0,2% avrebbe effettivamente raggiunto il suolo sottostante.

 

 

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