I cambiamenti climatici continuano a rendere più ostici gli habitat naturali di molte specie, mettendo in serio pericolo la loro sopravvivenza. Se sulla terra ferma le conseguenze disastrose si tramutano in scioglimento dei ghiacciai e incendi irrefrenabili, negli oceani, invece, si riversano come forti ondate di calore, a danno della vita marina. Non solo, questi brutali effetti hanno ripercussioni, di conseguenza, anche sulle popolazioni che dipendono dal mare, fonte di cibo, ossigeno, protezione dalle tempeste.

Secondo uno studio effettuato da due scienziati, Thomas Wernberg, dell’Università del Western Australia, e Dan Smale dell’Associazione di biologia marina di Plymouth, il pericolo è reale. Gli scienziati, attraverso un testo pubblicato su Nature Climate Change, lanciano nuovamente l’allarme.

I dati pubblicati sono preoccupanti: secondo una prima analisi, si è evidenziato che queste ondate di caldo porterebbero gli oceani a raggiungere temperature molto oltre la media. Nell’arco di trent’anni si è arrivati ad una percentuale del 54% in più rispetto alle temperature medie nei mari. Purtroppo, questo caldo estremo, spesso, si prolunga per almeno 5 giorni. In tal modo, la vita marina è messa a dura prova, così come la biodiversità.

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Ondate di caldo negli oceani: un grosso rischio per il pianeta

Secondo lo scienziato Thomas Wernberg, le temperature si innalzano gradualmente, mentre le ondate di caldo sono picchi improvvisi.  Questa calura è molto dannosa, in quanto ristruttura gli ecosistemi. Con il venire meno della flora e della fauna marina, si possono avere gravi conseguenze a lungo termine. Questo perché l’acqua del mare assorbe circa il 90% del calore terrestre dovuto agli alti livelli di gas serra. Alcune specie riescono ad adattarsi al cambiamento e migrare, altre invece, le più vulnerabili, come le piante o alcuni animali, rimangono intrappolati in un inferno mortale. Ad esempio, le specie che vivono sulle piattaforme continentali sono in grado di spostarsi, ma solo verso sud.