Onu: l’acqua potabile è ancora un lusso per alcuni. Individui poveri a rischio

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Un rapporto allarmante quello dell’Unesco secondo cui, ancora oggi, molte persone non hanno accesso all’acqua potabile o a servizi igienici- sanitari. Nel 2015, 2 miliardi di persone soffrivano la mancanza di acqua sicura: dunque, 3 persone su 10 se rapportiamo i numeri alla popolazione mondiale. In occasione della passata Giornata mondiale dell’acqua, l’Onu ricorda che è importante “non lasciare nessuno indietro”. Infatti, la categoria di persone più a rischio e vulnerabile è quella degli immigrati, insieme alle popolazioni povere.

I risultati del rapporto

Il fenomeno dell’immigrazione dovuto a conflitti, persecuzioni o disastri naturali è aumentato negli ultimi anni rispetto a quello degli anni Settanta. Numeri preoccupanti in crescita, che raggiungeranno livelli superiori con i cambiamenti climatici. I rifugiati sono tra i primi a non avere accesso all’acqua potabile e a servizi igienici sicuri, i quali sono un diritto umano imprescindibile e fondamentale. Secondo l’organizzazione delle Nazioni Unite sono soprattutto le popolazioni dell’Africa a soffrire di questa mancanza. Quello che preoccupa, però, è l’utilizzo di acqua non potabile e non sicura. Inoltre, il rapporto evidenzia che tra le popolazioni, a discriminare le persone sono l’età, l’etnia, lo stato economico e l’identità religiosa o linguistica. Dal rapporto lanciato a Ginevra, per la quarantesima sessione del Consiglio per i diritti umani si sono, dunque, rilevati i sintomi di esclusione. In tal modo sarà più semplice trovare delle soluzioni atte a ridurre significativamente il problema.

Il piano intervento

Ora gli Stati devono lavorare insieme affinché nessuno venga lasciato indietro e sia garantito a tutti, soprattutto i più bisognosi, l’accesso all’acqua potabile ed ai servizi igienici sicuri. Questi obiettivi sono anche riportati nell’Agenda 2030 per lo sviluppo sostenibile, un programma a cui hanno sottoscritto tutti i Paesi membri dell’Onu nel 2015. Questo prevede un piano d’azione per il pianeta, le persone e la prosperità, in cui i 193 Paesi si stanno cimentando. Con il contributo di tutti si riuscirà, un passo alla volta, a fare la differenza.