Lo smaltimento dei rifiuti è uno dei grossi problemi del nostro pianeta. I materiali non riciclabili causano un enorme inquinamento ambientale ma grazie alle nuove tecnologie, ora si possono creare nuovi imballaggi, bottiglie, pellicole e oggetti utilizzando scarti alimentari.

Il packaging biodegradabile non è più un miraggio: sostenibile e a basso impatto ambientale è alla base del progetto Enea (Agenzia Nazionale per le nuove tecnologie, l’energia e lo sviluppo economico sostenibile). Ora è possibile attingere dalle acque reflue di una filiera casearia per creare contenitori di bioplastica adatti a conservare alimenti, biodegradabili e biocompostabili. In tal modo, si avrà un recupero di materiale ed energia non indifferente.

Un progetto verde per la start up pugliese

La start up pugliese Eggplan ha così ideato un progetto il cui obiettivo è non avere rifiuti alla fine del processo di produzione. Una mission guidata dall’etica ma anche da esigenze economiche: infatti, lo smaltimento dei rifiuti ha dei costi elevati che in questo modo andrebbero ridotti se non azzerati.

--pubblicità--

In cosa consiste il progetto? La start up pugliese ha elaborato un processo di separazione a membrana per il frazionamento del siero del latte da cui si possono recuperare le siero proteine, i peptidi, il lattosio ed i sali minerali. Il lattosio, in particolare, è un elemento fondamentale che può essere elaborato fino ad ottenere la bioplastica per il packaging.

Così, le acque reflue casearie possono diventare un prezioso alleato dell’azienda e dell’ambiente: un rifiuto che diventa una risorsa preziosa.

Gli scarti della frutta diventano bioplastica

Un altro progetto importante è quello dell’Istituto Italiano di Tecnologia, che è riuscito a trovare un modo di estrarre i biopolimeri dalle bucce di pomodoro. Anche in questo caso i biopolimeri saranno utilizzati per produrre packaging biodegradabile e sotenibile. Anche il Consiglio nazionale delle ricerche – Istituto di scienze e tecnologie molecolari conduce delle ricerche su una plastica rinforzata in fibra vegetale che deriva dall’olio di Canapa.

In conclusione, nonostante l’ingente quantità di materia prima, i processi industriali molto costosi e poco competitivi impediscono il proliferare di queste innovazioni. European Bioplastic, tuttavia, ha previsto che entro il 2021 ci sarà una crescita esponenziale di produzione delle bioplastiche.