Da tempo ormai, l’olio di palma è al centro dei dibattiti sull’ambiente e sulla salute. Quest’olio proveniente dai semi della palma è vegetale e ricco di acidi grassi saturi. L’olio di palma è stato l’elemento protagonista delle industrie alimentari sin dal XX secolo, sostituendo altri grassi vegetali, grazie al suo basso costo e alle sue caratteristiche. Inoltre, è utilizzato anche per produrre molti prodotti di uso domestico e può essere il componente di un ottimo carburante, infatti il 95% del biodiesel è prodotto con olio di palma. Apparentemente un’ottima fonte di energia rinnovabile ma allo stesso tempo osteggiato da molte associazioni ambientaliste. Infatti, quest’olio vegetale è uno dei responsabili della deforestazione delle foreste equatoriali e della riduzione della biodiversità. Per questo, Greenpeace, Friends of the Earth e Legambiente si appellano affinché venga interrotta la sua produzione.

Gli effetti sulla salute

Negli ultimi anni, si è notata un’ingente riduzione della presenza di olio di palma all’interno dei prodotti alimentari, obiettivo fondamentale raggiunto grazie alle proteste dei consumatori. Infatti, molti studi hanno dimostrato che l’olio di palma, in particolare quello raffinato, può avere effetti rischiosi per la salute. Il Center for Science in the Public Interest, attraverso ricerche e meta-analisi, ha affermato che questo olio vegetale può aumentare i fattori di rischio cardiovascolare.

E’ risaputo che gli acidi grassi saturi (incluso l’olio di palma) alzino il livello di colesterolo nel sangue. Inoltre, l’Autorità Europea per la sicurezza alimentare ha rilevato che la raffinazione ad alte temperature degli oli vegetali porti alla formazione di sostanze tossiche. Ecco perché dal 2015, grazie al Regolamento europeo 1169/2011 è obbligatorio indicare sulle etichette dei prodotti, la provenienza di oli e grassi vegetali, nonché la presenza di olio di palma.

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L’appello di Legambiente: #savepongo

Oltre ad essere un potenziale rischio per la salute, l’olio di palma è il motivo principale per cui vengono disboscate le foreste equatoriali. Infatti, anche se nei prodotti alimentari si è avuto un notevole ribasso di questo elemento, non si può dire la stessa cosa del biodiesel. Il problema non è nell’olio in sé ma nella sua produzione. Infatti, per far spazio alle piantagioni di palma vengono abbattuti ettari di foreste pluviali, habitat naturali di molte specie animali. Legambiente lancia un appello per mettere un fine a questo scempio, che causa ogni giorno la morte di 25 orango.

Questo animale originario delle foreste del Borneo, tra Malesia e Indonesia, inoltre, è a rischio estinzione. Oltre alla perdita del loro habitat e alla scarsità del cibo, gli orango spesso vengono uccisi. Questo oltraggio ha luogo per tenerli lontani dalle piantagioni, alle quali potrebbero recare danno.

In questa occasione, Legambiente promuove l’hashtag #SAVEPONGO che in ambito della campagna #notinmytank è volto a promuovere la consapevolezza di ciò che accade e le ragioni per porvi fine.