Rifò, la startup italiana che ricicla i maglioni in cashmire

Una startup tutta italiana, di Prato, che prende i capi in cashmere per riciclarli e creare nuovi capi rigenerati. Un’idea che prende spunto dalla tradizione dei cenciaioli toscani che recuperavano gli stracci

Dalla tradizione al riciclo moderno. Una startup di Prato in Toscana, Rifò, si ispira alla tradizione dei cenciaioli e straccivendoli che recuperavano gli stracci riutilizzandoli e permettendone il nuovo uso, per recuperare i capi in lana cashmire. L’azienda raccoglie abiti usati per recuperarne le fibre, sistemarli, rigenerarli e creare così nuovo abbigliamento in lana.

Chiunque abbia in casa abiti usati in 100 per cento cashmire, da maglioni a sciarpe a calzini, può inviarli a Rifò. Qualsiasi metodo di spedizione si scelga, i costi sono a carico della startup che a seconda dello stato dei capi deciderà l’operazione. Se non riparabili vengono rispediti a casa, al contrario se sono troppo malridotti Rifò li trasformerà in capi d’abbigliamento, sfilacciandoli, inviando in cambio un buono di 10 euro per l’acquisto di un nuovo capo venduto da Rifò stesso. Si può anche diventare un punto di raccolta Rifò, inviando un carico di almeno 10 chili di vestiti, ricevendo il 20 per cento di buoni in più su ogni spedizione.

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L’azienda infatti ha un proprio shop online che vende gli abiti riciclati in lana ma anche magliette di cotone fatte solo con scarti di tessuto e bottiglie di plastica, utilizzando solo 30 litri d’acqua per una maglietta a fronte dei 2700 litri che utilizza l’industria tessile tradizionale.