Inquinamento, la ricerca sulle microplastiche presenti nelle bevande industriali

La maggior parte della plastica non viene riciclata, finendo bensì in fiumi e mari, e quindi in quello che mangiamo. La prima ricerca sulle microplastiche presenti nelle bevande industriali fa luce su una situazione allarmante: la plastica è presente ovunque

Soltanto il 7 per cento della plastica, su sessanta milioni di tonnellate prodotte in Europa nel 2016, viene riciclata: il resto finisce nei mari e nei fiumi, e di conseguenza in quello che mangiamo e beviamo. Pubblicata da Il Salvagente invece la prima ricerca che analizza le microplastiche presenti nelle bevande industriali, da the freddi a gassose e cole.

Tutt’altro che innocue, le microplastiche, invisibili a occhio nudo poiché di dimensione inferiore ai 5 millimetri, vengono scambiate per cibo dai pesci e dai molluschi: è ormai accettata quindi la loro presenza in ogni prodotto o alimento. La ricerca invece ha preso in esame, scegliendo 18 campioni di marche vendute in Italia, diversi soft drink, le bevande industriali più famose, dalla Fanta alla Pepsi alla Beltè. I risultati sono simili per ogni marca: tutti i campioni analizzati sono contaminati da tracce di microplastiche con valori che vanno da un minimo di 0,89 particelle per litro ad un massimo di 18,99. Risultati che confermano il legame che c’è tra inquinamento e catena alimentare.

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Una vera e propria emergenza di cui si conoscono le cause (l’industria di cosmetici che inserisce nei prodotti le microplastiche) e le conseguenze, ma non il modo di agire. La plastica è un nemico da sconfiggere, essendo entrato nella catena alimentare: la sua presenza nel Mediterraneo rischia di avere un forte impatto sull’habitat marino, per questo si chiede un’azione decisa contro la plastica che includa misure che vietino la plastica usa e getta, che siano bandite le microplastiche dai prodotti cosmetici e detergenti. Una lotta indispensabile per salvare l’uomo e il pianeta.

Photo credit: Pixabay.it