Renne uccise da una tempesta di fulmini: gli effetti sull'ambiente

Nel 2016, oltre trecento renne in Norvegia sono state colpite e uccise da un fulmine: le loro carcasse, rimaste sul posto a decomporsi, hanno incrementato la diversità vegetale della zona. Uno studio ha analizzato le conseguenze dell’accaduto, ed è risultato che l’insieme delle carcasse ha di molto aumentato la produzione di nuove piante 

Sam Steyaert, ricercatore dell’Università della Norvegia, ha deciso di approfondire gli effetti relativi all’episodio del 2016 che vide morire oltre trecento renne in Norvegia per colpa di un fulmine. Nell’agosto di due anni fa infatti, su una collina del parco nazionale di Hardangervidda, un fulmine ha ucciso 323 renne, molto vicine tra loro probabilmente per riscaldarsi: una tempesta di fulmini, trasmessasi al terreno tramite l’umidità, ha colpito e ucciso quasi tutto il branco. Le guardie del parco hanno così trovato sul luogo le carcasse di oltre trecento renne, che sono state dunque oggetto di studio per comprendere come la morte di un numero così alto di animali potesse avere effetti sulla biodiversità.

Sono state dunque prelevate solo le teste delle renne, mentre le carcasse sono state lasciate a decomporsi sulla collina. Ciò che è emerso dallo studio è che le carcasse delle renne possono aver aumentato la diversità vegetale della zona, poiché nelle feci degli animali necrofagi sono presenti semi che attivano un meccanismo che va ad incrementare la biodiversità. Nello specifico, nelle deiezioni di uccelli e volpi attorno alle carcasse sono stati trovati semi di erica a bacche e moretta comune, che possono diventare a loro volta piante.

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Si tratta di un fenomeno mai studiato prima: in genere infatti è noto di come la decomposizione di un animale porti ad un inasprimento del terreno che consente poi la nascita di nuove piante; non era stato tuttavia mai studiato l’effetto della decomposizione di oltre trecento animali morti nello stesso punto.

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