ricci di mare

Stop al prelievo eccessivo di ricci di mare nelle acque della Sardegna per evitare e prevenire danni irreversibili che coinvolgerebbero tutta la filiera della pesca. L’appello alle istituzioni sarde del WWF. 

Stop al prelievo eccessivo di ricci di mare nelle acque della Sardegna per evitare e prevenire danni irreversibili che coinvolgerebbero tutta la filiera della pesca. A lanciare l’appello è ancora una volta il WWF che chiede con sollecitazione, attraverso una lettera aperta, all’assessore regionale dell’Agricoltura con delega alla Pesca, Pier Luigi Caria, di “rendere concretamente operativi – e senza deroghe – i distretti di pesca, la quantificazione della risorsa con i dati del prodotto pescato e il calcolo della biomassa di zona su base biennale. Con simili misure e senza tentennamenti si potrebbe iniziare ad invertite la situazione attuale prevedendo per il riccio di mare la rotazione delle aree di pesca ed, occorrendo, attuare anche il blocco totale della pesca” – si legge nel documento.

Il delegato WWF per la Sardegna, Carmelo Spada, ricorda che un riccio di mare impiega ben cinque anni per crescere e arrivare a misurare sei centimetri e che la crescente pressione sulla risorsa, con l’aumento dei consumi, fa nascere serissimi punti di domanda in termini di sostenibilità del prelievo andato avanti fino a questo momento. Per Spada “è emblematico il caso dell’Area marina protetta di Capo Caccia che ha visto triplicare la pressione di pesca passando da 18.400 del 2016 a circa 55.000 ricci pescati, mentre l’ultimo studio sullo stato della specie risale al lontanissimo 2007. L’impegno di tutti, istituzioni, operatori economici, portatori di interesse e forze di controllo – conclude l’associazione ambientalista – deve essere quello di contribuire allo sviluppo sostenibile dell’intero comparto anche per quanto concerne lo smaltimento e riutilizzo dei cosiddetti “gusci” dei ricci di mare prevedendone l’impiego nelle pratiche agronomiche di fertilizzazione dei terreni.

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