L'esposizione a pesticidi aumenta il rischio di contrarre il Parkinson: lo studio

Le persone maggiormente esposte ai pesticidi usati in agricoltura hanno un rischio più alto di contrarre il morbo di Parkinson: la conferma di una nuova ricerca

Suggerito nel corso degli ultimi decenni da numerosi studi, sembra essere confermata la correlazione tra l’esposizione a pesticidi usati in agricoltura e l’aumento del rischio di contrarre il morbo di Parkinson: l’ultimo studio in merito, pubblicato sulla rivista  Federation of American Societies for Experimental Biology (Faseb) arriva dal team di studiosi dell’Università di Guelph in Canada, che a differenza delle ricerche precedenti hanno concentrato la loro attenzione, più che sugli animali, sulle cellule umane.

I ricercatori canadesi sono arrivati a concludere che alcuni pesticidi, come il maneb e il paraquat, possono causare mutazioni genetiche scatenanti malattie neurodegenerative, come il Parkinson appunto, in soggetti predisposti. Per tali soggetti, l’esposizione alle sostanze chimiche contenute nei pesticidi aumenta del 250 per cento il rischio di contrarre il morbo rispetto al resto della popolazione. Non a caso, in Francia il Parkinson è stato definito come malattia professionale per gli agricoltori a partire dal 2012, dato il nesso tra la malattia e l’esposizione alle sostanze chimiche. In base agli studi infatti è emerso come gli agricoltori in attività abbiano un rischio del 13 per cento più alto di contrarre la malattia, una percentuale che sale al 18 per cento per gli agricoltori in pensione che a pesticidi e disserbanti sono stati esposti per tutta la loro vita lavorativa.

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Così come per chi lavora nei campi, ad essere a rischio sono in generale le persone che vivono vicino alle coltivazioni agricole, con delle percentuali maggiori per quelle persone che vivono vicino a terreni dedicati alla viticoltura. Dati che, però, necessitano di un maggiore approfondimento considerati i numerosi fattori di rischio del morbo.

Photo credit: Pixabay.it

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